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CROCIATE/ Si può ancora amare la "spada" più della fede?

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Caravaggio, Incredulità di san Tommaso (1601) (Immagine d'archivio)  Caravaggio, Incredulità di san Tommaso (1601) (Immagine d'archivio)

Commentando un intervento di papa Francesco, Federico Pichetto su queste pagine si era espresso contro le crociate. Mons. Luigi Negri lo ha accusato di essere "succube del laicismo dominante". Pubblichiamo la lettera che F. Pichetto ha inviato al vescovo di Ferrara.

Carissima Eccellenza,
circa una settimana fa Lei mi ha fatto l'onore di scrivere per puntualizzare un mio articolo che, commentando una frase del Papa, affrontava il tema delle Crociate. Sono rimasto molto colpito dalla Sua posizione e, durante questa settimana di silenzio, mi sono umilmente chiesto che cosa può generare un giudizio così libero e indipendente su un tema che per la stragrande maggioranza delle persone è chiuso e archiviato.

Non ho potuto fare a meno di pensare a cosa Lei, e la sua generazione, avete rappresentato per me, e per tanti miei amici, quando nel passato ci avete spinto a riflettere in maniera critica su temi come il Risorgimento, il caso Galilei, l'Inquisizione. Ad un certo punto ho dovuto ammettere che ciò che genera un giudizio come il Suo sulle grandi questioni della storia e del presente è solo un incontro, l'incontro con Gesù Cristo. Proprio per questo mi sono domandato, allora, che cosa potesse oggi cambiare il giudizio di molta gente su problemi spinosi e cruciali che travalicano il campo storico e giungono direttamente a inficiare il presente: ho pensato al problema dell'amore per sempre, alla posizione più umana da tenere rispetto al proprio orientamento sessuale o rispetto al desiderio che una donna può avere di essere madre. 

Mi sono chiesto anche che cosa possa permettere ad un uomo o ad una donna del mio tempo di non soccombere dinnanzi al dolore, al male, al tradimento e mi sono ancora una volta dovuto rispondere, guardando la mia povera esperienza di uomo, che solo l'incontro con Cristo, l'incontro col Divino, può seriamente salvare e cambiare l'umano. 

Il problema del cambiamento, infatti, non riguarda solo una certa categoria di persone, ma riguarda anzitutto me: che cosa può davvero cambiare la mia vita? Che cosa può cambiare il modo di guardarmi, di giudicare, di voler bene alle persone che mi stanno più a cuore? Per me è sempre una grande sorpresa scoprire quanto male io possa fare alle persone che mi stanno vicino: quando ero piccolo, infatti, sapevo che il male esisteva, da giovane – poi - l'ho spesso giudicato e combattuto negli altri, adesso invece – da quasi adulto – non posso fare a meno che sentirlo pulsare dentro di me. È come se la vita mi avesse portato per mano a vedere il vero problema: che qualcosa mi cambi, che qualcosa mi salvi. 



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COMMENTI
14/05/2014 - Crociate (Pierluigi Assogna)

Concordo pienamente con entrambi gli articoli. Bravo don Federico!