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Julián Carrón/ La Bellezza educherà il mondo. Intervento al Salone del Libro 2014

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Papa Francesco (infophoto)  Papa Francesco (infophoto)

La loro salvezza sta soltanto nei loro cuori. Noi possiamo soltanto guardarli con amore e trepidazione».2 Un educatore, con una lunga esperienza di rapporto con i giovani, Luigi Giussani, usava una immagine per descrivere questo “misterioso torpore”: «È come se i giovani di oggi fossero tutti stati investiti […] dalle radiazioni di Chernobyl: l’organismo, strutturalmente, è come prima [non si vede alcun apparente cambiamento], ma dinamicamente non è più lo stesso [come se l’organismo non avesse più energia, per effetto delle radiazioni] […] È come se non ci fosse più nessuna evidenza reale se non la moda, perché la moda è [uno strumento] un progetto del potere».3 La conseguenza della debolezza descritta è che, dice sempre don Giussani, «non è assimilato veramente quello che si ascolta o si vede.

Ciò che ci circonda, la mentalità dominante […], il potere, realizza [in noi] un’estraneità da noi stessi» – è come se ci strappassero di dosso il nostro essere –. «Si rimane, da una parte, astratti nel rapporto con se stessi [non solo con gli altri, ma anche con se stessi; basta pensare a quanto tempo uno è in grado di rimanere solo con se stesso, per un momento di silenzio; dobbiamo subito fuggire, subito distrarci, c’è come un’incapacità a stare con noi stessi come se si fosse a casa propria], come affettivamente scarichi» La estraneità a noi stessi diventa estraneità a tutto: niente riesce veramente a interessarci.

E allora il disinteresse prende il sopravvento. A questa situazione non si può immaginare di rispondere con delle regole oppure con appelli etici, perché questi si sono già dimostrati inefficaci. Non riescono a mettere in moto il soggetto da educare, non sono in grado di destare l’interesse dell’io. E senza la mossa dell’io non c’è educazione. Da dove ripartire, allora, in questa situazione? Malgrado tutto, nell’uomo rimane quel “punto infiammato” dell’animo di cui parlava Cesare Pavese.Ed è intorno a questo punto infiammato che può ruotare una proposta veramente corrispondente all’umano. Lo ha colto molto bene papa Francesco, identificando con chiarezza qual è il punto infiammato: «L’uomo non è un essere tranquillo nei propri limiti, bensì un essere “in cammino” […] e quando non entra in questa dinamica, si annulla come persona o si corrompe. Il mettersi in cammino è dovuto a un’inquietudine interiore che spinge l’uomo a “uscire da sé”. […] C’è qualcosa, fuori e dentro di noi, che ci chiama a compiere il cammino».Quella inquietudine, di agostiniana memoria, rimane in fondo all’essere dell’uomo.



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