BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

Julián Carrón/ La Bellezza educherà il mondo. Intervento al Salone del Libro 2014

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Papa Francesco (infophoto)  Papa Francesco (infophoto)

Questa inquietudine è l’origine del desiderio, il punto infiammato del cuore. Ma è sempre in atto il tentativo di anestetizzare il desiderio: «I sistemi mondani cercano di acquietare l’uomo, di anestetizzarne il desiderio di mettersi in cammino, con proposte di possesso e consumo […]. In questo modo l’uomo è alienato dalla possibilità di riconoscere e ascoltare il più profondo desiderio del suo cuore. Richiama l’attenzione la grande quantità di “alibi” che manipolano il desiderio […] e offrono, in cambio, una pace apparente. […] gola, lussuria, avarizia, ira, invidia, tristezza, accidia, vanagloria, superbia. […] sono di certo pretesti, scappatoie che nascondo qualcos’altro: la paura della libertà […]. servono da rifugio. Il fondamentalismo si organizza a partire dalla rigidità di un pensiero unico, all’interno del quale la persona si protegge dalle istanze destabilizzanti (e dalle crisi) in cambio di un certo quietismo esistenziale». In questo contesto, l’allora arcivescovo Bergoglio avvertiva gli educatori che occorre fare attenzione a non utilizzare alcuno degli strumenti educativi per ridurre il desiderio: «La disciplina è un mezzo, un rimedio necessario al servizio dell’educazione integrale, ma non può trasformarsi in una mutilazione del desiderio. […] Il desiderio si contrappone alla necessità. Quest’ultima è soddisfatta non appena la carenza viene colmata; il desiderio, invece, è la presenza di un bene positivo e sempre si accresce, si struttura e mette in moto verso un «di più».

Il desiderio di verità procede «da incontro a incontro».8 Il noto psicoanalista Massimo Recalcati osserva, in proposito, che «il desiderio non può essere schiacciato sulla mera soddisfazione dei bisogni, ma si rivela diverso dalla brama bestiale proprio in quanto animato da una trascendenza che lo apre all’inedito, al non ancora conosciuto, al non ancora pensato, al non ancora visto». Dunque, la grande sfida per un educatore è proprio come risvegliare il desiderio. «Come insegnare ai nostri alunni a non aver paura di cercare la verità? Come educarli alla libertà? […] Come fare in modo che i nostri ragazzi […] diventino “inquieti” nella ricerca?». C’è un solo modo: introducendo i ragazzi al rapporto con la realtà. Ma i giovani non sono interessati a questo rapporto, per quel misterioso torpore che diviene noia invincibile. Perché manca questo interesse, perché è così difficile che i ragazzi si interessino a qualcosa nel reale, perché è così difficile trovare adulti che a quaranta e cinquanta anni non siano ormai scettici? Scrive don Giussani: «Le capacità che sono in noi non solo non si sono fatte da sé, ma anche non si traducono in atto da sole. Sono come una macchina che, oltre ad essere stata costruita da altri, ha bisogno anche di un altro che la metta in marcia, che la faccia funzionare. Ogni capacità umana, in una parola, deve essere provocata, sollecitata per mettersi in azione».



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >