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Julián Carrón/ La Bellezza educherà il mondo. Intervento al Salone del Libro 2014

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Papa Francesco (infophoto)  Papa Francesco (infophoto)

Qual è il problema? Una filosofa spagnola, María Zambrano, fa capire la portata della situazione: «Ciò che è in crisi è il nesso misterioso che unisce il nostro essere con il reale, qualcosa di così profondo e fondamentale che è il nostro più intimo sostentamento».12 Ciò che è in crisi è il nesso con il reale. E questo si vede dal fatto che non riesce a interessare, che il reale non è in grado tante volte di trascinare l’io. E perciò, se non c’è niente che veramente ci interessi, la noia vince. Perché senza che niente possa interessare, essendo questo rapporto con il reale il sostento dell’io, della persona, resta solo la noia. Sembra paradossale, perché oggi nessuno direbbe che i giovani non si interessino a niente. Anzi, sembrano interessarsi a tutto, mai come adesso hanno avuto tante possibilità; perché, allora, finiscono nella passività e nella noia? Perché senza significato la realtà perde il suo interesse. Ecco, dunque, lo scopo di un’educazione adeguata alla gravità del problema: educare è introdurre il giovane alla realtà totale.

Lo ha indicato al mondo della scuola papa Francesco sabato scorso: «Amo la scuola perché è sinonimo di apertura alla realtà. […] Andare a scuola significa aprire la mente e il cuore alla realtà, nella ricchezza dei suoi aspetti, delle sue dimensioni. E noi non abbiamo diritto ad aver paura della realtà!». Come si può ben capire, questo è un problema che riguarda tutti: associazioni, scuole, Chiesa, partiti politici, perché non si tratta di un problema particolare, ma del problema dei problemi: come ristabilire il nesso con il reale, se c’è qualcosa in grado di ridestare l’interesse dell’io. Per interessare occorre un’educazione che introduca al reale. Jungmann, definiva l’educazione come «introduzione alla realtà totale». Perché senza affermare il significato, una persona non si interessa alla realtà. Facciamo un esempio. Se noi adulti regaliamo al bambino un giocattolo che vede per la prima volta, se noi lo lasciamo da solo, si stupisce davanti ad esso, ma come può essere introdotto a capire cos’è quel giocattolo? Di solito ci sono le istruzioni per l’uso, che è come dire al bambino: se lo usi così, imparerai a usarlo, e potrai godere di come funziona. Sarebbe inumano regalare a un bambino un giocattolo e non introdurlo al suo funzionamento. Senza offrirgli una ipotesi di come si usa, lo abbandoneremmo alle sue reazioni: pianto, noia. L’incapacità di introdurre alla totalità della realtà non è indifferente per la nostra relazione con essa. Diceva Einstein: «Chi non ammette l’insondabile mistero non può essere neanche uno scienziato».15 Senza percepire il significato, la realtà non ci commuove fino al punto di risultare interessante. Questa è l’origine del nichilismo, di quell’atteggiamento che finisce nella noia perché niente desta il mio interesse. Pensavamo che la realtà potesse continuare a essere attraente senza significato, ridotta solo alla trasmissione di conoscenze, di dati, ma questo non è bastato per continuare a interessare i giovani. E gli adulti. Con la realtà ridotta a niente, senza significato, è apparsa una nuova forma di nichilismo, sulla quale ha richiamato l’attenzione anni fa il grande filosofo Augusto Del Noce: «Il nichilismo oggi corrente è il nichilismo gaio, [nel senso che] è senza inquietudine (forse si potrebbe [addirittura] definirlo per la soppressione dell’inquietum cor meum agostiniano)».



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