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Julián Carrón/ La Bellezza educherà il mondo. Intervento al Salone del Libro 2014

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Papa Francesco (infophoto)  Papa Francesco (infophoto)

L’educazione è la grande sfida che tutti abbiamo davanti. Non per niente si parla di “emergenza educativa”. Educare è sempre stato decisivo per introdurre alla vita le nuove generazioni. Cosa c’è ora di diverso rispetto al passato? Perché oggi si parla in termini così drammatici di emergenza educativa? Solo rispondendo a queste domande possiamo capire la portata del contributo che ha offerto a questo problema papa Francesco fin da quando era ancora arcivescovo di Buenos Aires. Qual è la sfida che abbiamo davanti?

In un articolo pubblicato su la Repubblica qualche anno fa sulla generazione dei giovani d’oggi dal titolo «Gli eterni adolescenti», Pietro Citati scriveva: «Un tempo si diventava adulti prestissimo. Oggi c’è una continua corsa all’immaturità. Un tempo a tutti i costi un ragazzo diventava maturo, conquistare la maturità era una rinuncia. I giovani di oggi non sanno chi sono. Forse non vogliono saperlo. Si chiedono sempre quale sia il loro io, amano l’indecisione! Non dire mai sì e mai no: sostare sempre davanti a una soglia che, forse, non si aprirà mai. Non hanno volontà, non desiderano agire. Preferiscono restare passivi e vivono avvolti in un misterioso torpore. Non amano il tempo.

L’unico loro tempo è una serie di attimi, che non vengono legati in una catena o organizzati in una storia». A questo articolo aveva fatto seguito una risposta di Eugenio Scalfari, sempre su la Repubblica, il quale sosteneva che in questi giovani la ferita è consistita nella perdita dell’identità e della memoria: «La ferita è stata il silenzio dei padri, troppo impegnati nella conquista del successo e del potere. La ferita è stata la noia, l’invincibile noia, la noia esistenziale che ha ucciso il tempo e la storia, le passioni e le speranze. Non vedo in loro quella profonda melanconia che c’è nei giovani volti del Rinascimento dipinti da Tiziano. Io vedo occhi stupefatti, estatici, storditi, fuggitivi, avidi senza desiderio, solitari in mezzo alla folla che li contiene. Io vedo occhi disperati. […] Eterni bambini. […] Una generazione disperata […] che avanza. Cercano di uscire da quel vuoto di plastica che li circonda e li soffoca.



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