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Julián Carrón/ La Bellezza educherà il mondo. Intervento al Salone del Libro 2014

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Papa Francesco (infophoto)  Papa Francesco (infophoto)

Non si desta il desiderio, non si desta la curiosità. Ora, soltanto chi riesce a interessare potrà dare un contributo alla situazione drammatica in cui noi ci troviamo. Da dove ripartire, dunque? Dalla realtà. Ma la realtà non può essere ridotta alla apparenza, perché altrimenti ci stanca, ci fa diventare aridi, perché non riesce a prenderci, ad interessarci per molto tempo. La realtà desta un interesse per l’attrattiva della bellezza. Lo riconosceva Jorge Mario Bergoglio: «Quanti razionalismi astratti e moralismi “estrinsecisti” sarebbero curati […] se cominciassimo a pensare la realtà in primo luogo come bella, e solo dopo come buona e vera!».

Parlando sempre al mondo della scuola, papa Francesco ha detto che essa «educa al vero, al bene e al bello. Vanno insieme tutti e tre. L’educazione non può essere neutra. O è positiva o è negativa; o arricchisce o impoverisce; o fa crescere la persona o la deprime, persino può corromperla. […] La missione della scuola è di sviluppare il senso del vero, il senso del bene e il senso del bello. E questo avviene attraverso un cammino».18 La realtà suscita domande. Ricordo ancora, dopo tanti anni, l’impressione che mi ha fatto l’avere portato i miei studenti di liceo al planetario di Madrid. Dopo la visita siamo tornati a scuola e ho cominciato a domandare che cosa li avesse impressionato di più di tutte le cose viste, le stelle, le galassie eccetera. Nessuno era colpito del numero delle stelle, oppure domandava quante galassie ci siano, ma tutti, colpiti da quello che avevano visto, hanno riempito la lavagna di domande come queste: ma chi ha fatto tutto questo? Siamo noi i padroni di questo? Qual è il senso di tutto questo? Quale ne è lo scopo? Questo è il problema: che a noi è stato regalato il giocattolo più bello che è la vita, tutto il cosmo, ma non siamo venuti al mondo con le istruzioni per l’uso sotto il braccio: per questo ci domandiamo come si vive, come si impara a godere della vita, come si impara ad affrontare adeguatamente la realtà, affinché la vita sia veramente vita, intensamente vissuta, affascinante da vivere. C’è bisogno di una ipotesi di lavoro: «Educare alla ricerca della verità, dunque, esige uno sforzo di armonizzazione tra contenuti, abitudini e valutazioni. […] Per raggiungere tale armonia non bastano le informazioni o le spiegazioni. […] È necessario offrire, mostrare una sintesi vitale di essi».

A questo livello si pone la necessità di un testimone. Dice, infatti, papa Francesco: «Questo può farlo solo il testimone. Entriamo così in una delle dimensioni più profonde e belle dell’educatore: la testimonianza. È quest’ultima a consacrare come “maestro” l’educatore e a renderlo compagno di strada nella ricerca della verità.



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