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Julián Carrón/ La Bellezza educherà il mondo. Intervento al Salone del Libro 2014

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Papa Francesco (infophoto)  Papa Francesco (infophoto)

 Il testimone con il suo esempio ci sfida, ci rianima, ci accompagna, ci lascia camminare, sbagliare e anche ripetere l’errore, affinché cresciamo. Educare […] esigerà da voi, cari docenti, […] “saper rendere ragione”, però non solo con spiegazioni concettuali e contenuti isolati, ma con comportamenti e giudizi incarnati. […] Tutto diventa interessante, attraente, e finalmente suonano le campane che risvegliano la sana “inquietudine” nel cuore dei ragazzi. Il caso paradigmatico del maestro-testimone è lo stesso Gesù». E Recalcati aggiunge: «Per farsi umana la vita necessita della presenza presente dell’Altro. […] Se questo incontro non si verifica la vita è esposta alla dissociazione dal senso, appare come vita senza senso».21 Infatti, «come avviene la trasmissione del desiderio da una generazione all’altra? Attraverso una testimonianza incarnata di come si può vivere la vita con desiderio». Per questo la testimonianza non è possibile senza che gli educatori prendano sul serio innanzitutto la propria inquietudine: «Educare è di per sé un atto di speranza. […] Cari educatori, […] vi auguro che l’inquietudine, immagine del desiderio che muove tutta l’esistenza dell’uomo, apra il vostro cuore e vi indirizzi verso la speranza che non tradisce. E che, come educatori, vi trasformiate in testimoni autentici, vicini nella prossimità a tutti».23 Sabato a Roma il Papa ha detto: «I ragazzi capiscono, hanno “fiuto”, e sono attratti dai professori che hanno un pensiero aperto, “incompiuto”, che cercano un “di più”, e così contagiano questo atteggiamento agli studenti». Da qui nasce la nostra responsabilità. Per poter rispondere ad essa occorre non soccombere alla tentazione di disperare, come ci ricorda ancora papa Francesco: «La tentazione è un invito a fermare la marcia, a di-sperare.

Come si fa a non cadere, quando sono già cadute tante e tante utopie? […] La tentazione è seria e il suo potere reale è ben conosciuto da chiunque abbia coraggiosamente seguito il proprio cuore. […] Solo costui conosce la difficoltà e la profonda problematicità del suo desiderio. […] In questo contesto […] ogni educatore è tentato di disperare». Noi adulti dobbiamo riconoscere che non sempre siamo stati all’altezza di quella esigenza. «Guardiamo i giovani. […] Li prepariamo per grandi orizzonti o per l’orizzonte dietro l’angolo? […] Vogliamo chiedere perdono ai ragazzi perché non sempre li abbiamo presi sul serio. Perché non sempre diamo loro gli strumenti affinché il loro orizzonte non si esaurisca dietro l’angolo, perché molte volte non siamo capaci di entusiasmarli con orizzonti più ampi che facciano loro apprezzare quello che hanno ricevuto e che devono trasmettere. Perché molte volte non abbiamo saputo farli sognare! […]



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