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PEPPINO IMPASTATO/ L'educazione alla bellezza è meglio dell'Antimafia

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Peppino Impastato (1948-1978) (Immagine d'archivio)  Peppino Impastato (1948-1978) (Immagine d'archivio)

"Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un'arma contro la rassegnazione, la paura e l'omertà. All'esistenza di orrendi palazzi sorti all'improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità, si mettono le tendine alle finestre, le piante sul davanzale, e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l'abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore".

Questa frase di Peppino Impastato, ucciso dalla mafia a Partinico (Palermo), in un finto incidente, il 9 maggio 1978, è stata portata agli onori del grande pubblico dal monologo sulla bellezza che Luca Zingaretti ha recitato all'ultimo Festival di Sanremo.

Per la verità questa scritta da molti anni è impressa sullo scalone centrale del Liceo classico Vittorio Emanuele II di Palermo e da anni accompagna, forse in modo meno appariscente, ma speriamo più efficace, l'ingresso in aula di migliaia di studenti.

Questo elogio della bellezza, per altro riportato anche nel film di Marco Tullio Giordana I cento passi sulla vita e il sacrificio del giovane giornalista e scrittore palermitano, aiutano a dare un quadro di maggiore completezza alla figura di un eroe della lotta alla mafia che per molti anni è stato ignorato e dimenticato, nel vano tentativo di rimuovere il valore del suo sacrificio.

Nel 1978 la lotta alla mafia non aveva il clamore e il rispetto di oggi e chi, come Impastato, in un piccolo comune del palermitano, decideva di mettersi contro i mafiosi locali non poteva contare su nulla e su nessuno, anzi aveva contro anche i familiari. Impastato, con i modestissimi mezzi di una radio locale e con l'ardore di chi sa di combattere una causa giusta, andò incontro alla morte, senza poter godere nemmeno degli onori che oggi si tributano a chi da essa viene ucciso.

Il suo corpo fu fatto trovare sui binari della ferrovia Palermo-Trapani, riuscendo ad accreditare la folle tesi che Peppino stesse confezionando un ordigno esplosivo. Ciò accadde il 9 maggio del 1978 quando tutta l'opinione pubblica italiana - e non solo - era incollata ai televisori per tentare di comprendere qualcosa del rapimento di Aldo Moro.

L'operazione mafiosa riuscì in pieno e di Impastato, della sua azione e della sua memoria, si persero le tracce. Si deve al film di Giordana il recupero di questa figura, per altro molto diversa da quella di magistrati e poliziotti uccisi negli anni successivi, e il suo avvicinamento alle generazioni più giovani che hanno visto in Peppino morto a trent'anni un personaggio dalla condizione molto simile alla loro.



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