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LETTURE/ Basta davvero la "banalità del male" a spiegare Hitler e il nazismo?

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Adolf Hitler (1889-1945) con i suoi generali (Immagine d'archivio)  Adolf Hitler (1889-1945) con i suoi generali (Immagine d'archivio)

Una giovinezza cupa e tutt'altro che serena, quella di Hitler. Liti continue col padre, che ha progettato per lui un avvenire di doganiere, mentre il ragazzo sogna la pittura. Ha 13 anni quando papà Alois muore d'infarto. Lo mantiene la madre, che però muore per cancro al seno nel 1907, quando lui sta per compiere i 18 anni. Parte per Vienna, dove lo attendono cinque anni di stenti e difficoltà. Fa lo spalaneve, il facchino alla stazione, il muratore. Nel tempo libero si dedica alla pittura, la sua passione. Ma soprattutto legge, divora libri e giornali, si getta in accese discussioni politiche, cariche di odio per gli ebrei, per i marxisti e per gli Asburgo, colpevoli di consentire un «conglomerato di razze».

Finché lo scoppio della prima guerra mondiale trasforma la sua esistenza.
Esatto. Combatte con valore guadagnandosi due Ritterkreuz. Il 4 agosto 1918 costringe alla resa, da solo, sedici francesi. È promosso caporale, ma, ferito alle gambe e colpito agli occhi dai gas a Ypres, finisce in ospedale da dove sarà dimesso il 19 novembre 1918, carico di rabbia per l'armistizio che l'Austria ha sottoscritto otto giorni prima. 

È forse quella rabbia che lo spingerà ad entrare in politica?
Sicuramente. È Monaco il vero luogo di nascita del nazismo. A Monaco Hitler sperimenta e perfeziona la violenza di piazza, s'imbarca nel mitico "Putsch della birreria", finisce in galera dove scrive, anzi detta, il Mein Kampf, il suo vangelo, crea il partito nazionalsocialista con i suoi simboli: la svastica, rintracciata nel Tibet, il saluto romano, copiato dai fascisti. A Monaco perfeziona il suo stile oratorio. Tiene fino a quattro discorsi a sera, accompagnati dal fragore delle parate al suono delle marce militari. Sarà questa "cura" a portare il Partito nazista (l'Nsdap) da poco più del 2% del 1923, al quel 44% − pari a 17,3 milioni di voti – del 3 marzo 1933, che consentirà a Hitler, da pochi mesi nominato cancelliere, di ottenere dal Parlamento i pieni poteri.

Tra le imprese più sanguinarie dei primi giorni dei "pieni poteri" vi fu la decapitazione delle SA che pure avevano portato Hitler alla vittoria, e l'assassinio del loro comandante, Ernst Rӧhm, e del suo stato maggiore, tutti accusati di omosessualità. 
La strage del 30 giugno 1934, passata alla storia come la "Langmessernacht", la notte dei lunghi coltelli, fu davvero un evento spaventoso. Seguirono vere e proprie carneficine. Morirono più di mille personaggi: a tutti Hitler doveva il suo successo.

Come si può sintetizzare il "nuovo ordine" che trasformò la Germania?
Per sommi capi: tutti i libri di testo delle scuole furono riscritti da giornalisti di partito. Via i docenti ebrei dai licei e dalle università, nonostante ben dieci scienziati tedeschi ebrei avessero conseguito il Premio Nobel negli ultimi 20 anni. Il problema principale, la disoccupazione, venne affrontato con la creazione dell'Arbeitsfront e delle Corporazioni tra lavoratori e capitalisti «a parità di diritti». Importante era la piena occupazione: assegnare un lavoro a chi non lo aveva. Il risultato fu raggiunto in breve tempo.

Un esempio?



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COMMENTI
19/05/2014 - Banalità del male (giulio caligara)

A me sembra che nel libro della Arendt banalità significhi non eccezionalità: i nazisti non sono mostri ma esseri umani come tutti noi. Ciò che rende ancor più interessante la sua tesi, di grande portata antropologica e teologica, è come essa si è in lei formata: dall'osservazione (grande giornalista!).