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LETTURE/ Basta davvero la "banalità del male" a spiegare Hitler e il nazismo?

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Adolf Hitler (1889-1945) con i suoi generali (Immagine d'archivio)  Adolf Hitler (1889-1945) con i suoi generali (Immagine d'archivio)

Nella notte sul 29 aprile, un funzionario del Municipio di Berlino dichiarò Hitler e Eva Braun marito e moglie. Poi, il 30 aprile, alle ore 15 i due si suicidarono: Eva inghiottì una capsula, Adolf fece altrettanto, ma, in contemporanea, si sparò un colpo di pistola alla tempia. Seguirono i suicidi di Gӧbbels e di sua moglie Magda Quandt, che prima avevano soppresso i loro sei bambini i cui nomi iniziavano con la H in onore di Hitler: Helga, Hilde, Helmut, Halde, Hedda, Haide.

E del processo di Norimberga avete parlato?
Vi abbiamo dedicato l'ultimo capitolo. Il processo si prolungò in ben 408 udienze e non ebbe precedenti, non potendo rifarsi ad alcuna norma del diritto internazionale. Per questa ragione, le nazioni che avevano vinto la guerra compilarono un capo d'accusa che prese il nome di "Nazi conspiracy and aggression". Il momento clou del lungo processo fu la proiezione in aula di alcuni filmati che documentavano lo sterminio di donne e bambini effettuato ad Auschwitz…

Ovviamente negato dai nazisti.
Alla vista di quelle scene Gӧring non si trattenne e urlò: "È un falso!". Ma venne zittito. Due settimane dopo, il 15 ottobre, alla vigilia dell'esecuzione capitale che lo attendeva, Gӧring si suicidò in cella inghiottendo una fiala di cianuro. Il giorno seguente, 16 ottobre, tutti i gerarchi furono impiccati. Trasportati nel Lager di Dachau, i cadaveri furono gettati nel forno crematorio e trasformati in un mucchio di ceneri, poi caricate su due bidoni della spazzatura e disperse nell'Isar, il fiume che bagna Monaco.

Può dirci qualcosa del rapporto tra regime nazista e Chiesa cattolica?
L'ostilità del nazismo nei confronti della Chiesa, e in particolare di papa Pio XII, è chiaramente ed inequivocabilmente dimostrata dalla durissima repressione che colpì i non pochi sacerdoti coinvolti nella congiura del 20 luglio 1944 (l'Operazione Walkiria). Hitler era perfettamente informato delle iniziative intraprese da numerose sedi religiose per porre in salvo gli ebrei perseguitati, specialmente dopo l'occupazione di Roma seguita all'8 settembre '43, al punto che ordinò al generale Karl Wolff, comandante delle Waffen SS in Italia, di arrestare Papa Pacelli e trasportarlo prigioniero nel Liechtenstein. Fu soltanto l'abilità e l'intelligenza di Wolff a rinviare l'esecuzione dell'ordine fino a renderlo inattuabile. Manovra che garantì a Wolff l'impunità nel dopoguerra.

Qual è la sua lettura della famosa formula di Hannah Arendt della "banalità del male"?
La Arendt, che seguì il processo ad Adolf Eichmann, conclusosi con la sua impiccagione a Gerusalemme il 31 maggio 1962, sostenne, nel suo famoso libro-reportage, che le azioni compiute dal gerarca nazista contro gli ebrei non erano dovute alla sua indole malvagia, ma al fatto che non si rendeva conto delle conseguenze che esse avrebbero avuto. In altre parole, Eichmann era un uomo mediocre, inerte e privo di cultura, che prestò un'obbedienza totale ed inconsapevole ad un sistema gerarchico inattaccabile. La stessa tesi di Margareth Von Trotta. Non sono d'accordo. Chi si assunse l'onere di dirigere la spaventosa macchina di morte antisemita era perfettamente consapevole che avrebbe fatto soffrire pene inenarrabili a milioni di persone assolutamente innocenti.



Luciano e Simonetta Garibaldi, "Adolf Hitler. Il tempo della svastica", White Star-De Agostini, 2014, 287 pp., 19,90 euro



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COMMENTI
19/05/2014 - Banalità del male (giulio caligara)

A me sembra che nel libro della Arendt banalità significhi non eccezionalità: i nazisti non sono mostri ma esseri umani come tutti noi. Ciò che rende ancor più interessante la sua tesi, di grande portata antropologica e teologica, è come essa si è in lei formata: dall'osservazione (grande giornalista!).