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LETTURE/ Basta davvero la "banalità del male" a spiegare Hitler e il nazismo?

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Adolf Hitler (1889-1945) con i suoi generali (Immagine d'archivio)  Adolf Hitler (1889-1945) con i suoi generali (Immagine d'archivio)

È da poco in libreria, per i tipi della casa editrice White Star, il nuovo lavoro di Luciano e Simonetta Garibaldi "Adolf Hitler. Il tempo della svastica". Tra un anno scadrà il settantesimo anniversario della fine del Terzo Reich (e della seconda guerra mondiale). Si prevede un'alluvione di libri, come sta accadendo quest'anno per il centenario della prima guerra mondiale. Luciano Garibaldi, giornalista e storico, collaboratore de ilsussidiario.net, ha anticipato i tempi.

Garibaldi, cosa l'ha spinta ad occuparsi di Hitler e del nazismo?
I movimenti neonazisti stanno moltiplicandosi un po' in tutta Europa. È un fatto che troppo si parla di Hitler e del nazismo spesso senza conoscere che cosa sono stati, che cosa hanno fatto, quali idee hanno sostenuto. Ecco il perché di questo libro, al quale ho pensato per anni, anzi per decenni, come è normale accada per chi, come me, è nato negli Anni Trenta.

Un lavoro che si ricollega a Operazione Walkiria, non è così?
Sì. Nell'ormai lontano 1964, in occasione dei vent'anni dell'attentato al Führer del 20 luglio 1944, trascorsi un mese in Germania intervistando i superstiti del complotto e ricavandone una serie di servizi per vari quotidiani italiani, che saranno poi la base di Operazione Walkiria. Hitler deve morire del 2008. Feci poi il bis con O la Croce o la Svastica, ricostruzione della dura e determinata opposizione al nazismo da parte di Pio XII. E così sono arrivato a questa storia del Terzo Reich, realizzata assieme a mia figlia Simonetta, anch'ella appassionata ricercatrice storica.

Il libro è corredato di molte fotografie. Hanno solo un'importanza documentaria?
No, la scelta fatta dagli editor della White Star-De Agostini risponde a precisi criteri di ordine non soltanto documentario, ma anche psicologico. Si è voluto dare spazio alle immagini che aiutano a capire, anche dall'espressione del volto di molti personaggi (si osservi, in proposito, il sorriso di Goebbels accanto al suo idolo), che tipo di uomini (e di donne) fossero veramente i protagonisti del "tempo della svastica".

Quale criterio avete seguito per la realizzazione del libro?
Rigorosamente cronologico e cronistico. Siamo due giornalisti, non due docenti universitari. Siamo partiti dalla famiglia di Hitler, dalla sua infanzia e dai suoi studi a Braunau e a Linz, dalle travagliate vicende della sua giovinezza di mancato artista a Vienna, per proseguire con la sua esperienza al Fronte durante la Grande guerra, con la scoperta della vocazione politica a Monaco, con la sublimazione della violenza come strumento di conquista del potere fino alla apocalittica fine nel Bunker di Berlino e al processo di Norimberga, proiezione moderna del Vae victis!

Ci parli del giovane Hitler.



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COMMENTI
19/05/2014 - Banalità del male (giulio caligara)

A me sembra che nel libro della Arendt banalità significhi non eccezionalità: i nazisti non sono mostri ma esseri umani come tutti noi. Ciò che rende ancor più interessante la sua tesi, di grande portata antropologica e teologica, è come essa si è in lei formata: dall'osservazione (grande giornalista!).