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LETTURE/ Alberto Methol Ferré, il filosofo amico del papa

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Jorge Mario Bergoglio (Infophoto)  Jorge Mario Bergoglio (Infophoto)

Pensare la storia è pensarla, hegelianamente e "cattolicamente" come totalità, come sinergia di popoli e di Stati, come dislocazione mondiale della Chiesa. Questo orizzonte globale, ed è il secondo punto, va compreso nell'ottica di un realismo storico che sarebbe più opportuno chiamare ideal-realismo.

Il fattore ideale si innesta nei movimenti reali, tiene conto dei poteri reali. Ciò significa che tanto la politica quanto la Chiesa devono misurare non solo gli ideali, o le ideologie, ma anche l'equilibrio tra le potenze. Da qui l'impegno, da sempre, per l'unità, anche economica (Mercosur), dell'America Latina per arginare lo strapotere degli Usa. Una confederazione degli Stati del Sud America fondata sull'equilibrio tra i Paesi ispanici, guidati dall'Argentina, e il gigante di lingua portoghese, il Brasile. Da essa ne avrebbe tratto rilievo e vantaggio la stessa Chiesa cattolica. 

L'ideal-realismo, ed è un terzo punto del pensiero di Methol, si muove nella tensione tra particolare ed universale, tra le singole nazioni e le confederazioni tra Stati, tra gli Stati e i popoli. Ciò lo porta a privilegiare i governi nazional-popolari ma non il populismo nazionalistico. Il popolarismo, ed è un quarto punto, deve incontrarsi con il liberalismo, non quello della destra economico-politica, ma quello autentico dei diritti e delle libertà. Methol, che aveva perso il lavoro per la sua opposizione alla dittatura militare in Uruguay, questo lo sapeva bene. Il modello da lui proposto era quello della democrazia cristiana, un paradigma che trovava il suo autore di riferimento in Jacques Maritain, colui che aveva permesso ai cattolici latino-americani di comprendere il valore della democrazia moderna liberandoli dalle suggestioni integraliste e reazionarie.

La riflessione di Methol convergeva, in tal modo, ed è il quinto punto, quello teologicamente più rilevante, nella puntualizzazione dell'importanza del Concilio Vaticano II come risolutore del contrasto tra cristianesimo e modernità. Le pagine dell'intervista dedicate al Concilio sono tra le più illuminanti del testo. 

In esse emerge con chiarezza l'originale impostazione di Methol Ferré, lo spessore di un pensatore cattolico che comprende bene come il Concilio abbia permesso ai cattolici di abitare la modernità, valorizzandone le "verità impazzite", come affermava un autore da lui molto amato, Chesterton, senza cedere alle ideologie moderniste. Com'egli afferma: «Con il Concilio la Chiesa trascende tanto la riforma protestante quanto l'illuminismo secolare. Li supera, nel senso che assume il meglio dell'uno e dell'altro. Possiamo anche dire così: ricrea una nuova riforma e un nuovo illuminismo. Che erano poi le due grandi questioni rimaste irrisolte, con cui i conti non erano mai stati veramente chiusi.



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