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CROCIATE/ Quell’"intreccio" di miracolo e di peccato per liberare le terre di Cristo

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"I crociati catturano Antiochia" (Immagine d'archivio)  "I crociati catturano Antiochia" (Immagine d'archivio)

Quella stessa notte, i crociati assistono a un segno prodigioso nel cielo: "una grandissima stella che, dopo poco tempo, si divise in tre parti ed andò a cadere nell'accampamento turco". Confortati da questo che loro interpretano a conferma della presenza del Signore in mezzo a loro e prefigurazione dell'annientamento dei nemici, attendono il compiersi dei cinque giorni prescritti. 

Nel mentre, un povero contadino provenzale sostiene che Sant'Andrea in una visione gli ha ordinato di scavare sotto la chiesa della città per portare alla luce la reliquia  della Sacra Lancia di Cristo lì nascosta. Seguendo le sue indicazioni, dodici uomini scavano per un'intera giornata. Infine il contadino discende nella buca scavata, riemergendo dopo poco con la preziosa reliquia in mano.

L'effetto di questo presunto ritrovamento è eclatante: gioia indescrivibile e grida d'esultanza riempiono la città; i crociati intonano trionfanti inni a Dio e di lì a poco, brandendo la lancia come vessillo, con ritrovate forze si lanciano alla conquista della cittadella, sbaragliando i nemici. I cronisti musulmani sono costretti a prendere atto di questa inspiegabile vittoria, causata da un pezzo di lancia che i cristiani con superstizione idolatrano.

E forse anche noi moderni saremmo tentati di liquidare così questa pagina della Prima Crociata. Eppure, quel che emerge potente da questa sequenza di eventi, così lontani dalla nostra sensibilità, va al di là dell'autenticità o meno di questa presunta reliquia – su cui lo stesso vescovo lì presente avanza da subito fortissime perplessità. Quel che si delinea invece è il profilo di uomini pronti, dentro tutti i loro sbagli, a chiedere nuovamente perdono, tesi a leggere in tutto quel che intorno a loro accadeva il segno della compagnia di quel Signore per cui eran lì a lottare, dandosi tutti per difendere quelle terre in cui Lui aveva vissuto, era morto e risorto.

In mezzo a tutte le ombre e le violenze che segnarono la storia delle Crociate, è da un tale slancio che nasceranno uomini come Goffredo di Buglione, che rinuncia ad essere coronato re di Gerusalemme ed assume invece l'umile titolo di "Difensore del Santo Sepolcro," sostenendo che in quella città nessuno può essere chiamato re se non Colui che lì fu crocifisso. È da un tale slancio che nascerà un ordine come quello dei Poveri Compagni d'Armi di Cristo e del Tempio di Salomone, o Templari, cavalieri che attraverso i tradizionali voti religiosi consacrano permanentemente a Dio il loro combattere per dedicarsi alla protezione dei pellegrini, e poi dei luoghi, di Terra Santa. Ed è per accompagnare e sostenere tale slancio che sorgeranno uomini come San Bernardo, San Francesco e San Luigi che, quando nei secoli brama di potere e calcolo arriveranno a far dimenticare la spinta ideale iniziale da cui tutto era sorto, ricorderanno con la loro presenza per cosa e per chi valga davvero la pena andare in crociata.



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