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PAOLO VI/ L'uomo che ha "ucciso" la storia pagana

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Papa Paolo VI (Giovanni Battista Montini, 1897-1978) (Immagine d'archivio)  Papa Paolo VI (Giovanni Battista Montini, 1897-1978) (Immagine d'archivio)

Non credevo alle mie orecchie ma youtube mi consentiva di sentire e risentire quelle parole che dicevano qualcosa di più di quello che dicevano. Il qualcosa che mancava ero lo schema della guerra (una guerra di pace, per Cristo, ovviamente) e quell'assenza metteva a disagio l'uomo della strada. Gli sceneggiatori lo insegnano: una storia funziona quando più precisi sono i protagonisti e gli antagonisti, il bene e il male, chi sogna e chi vuole distruggere il sogno, gli ostacoli e il movente. Con Paolo VI tutto questo saltava in aria. Perché Paolo VI non voleva attacare e non si voleva difendere, aborriva pensare che ci fossero assediati e assedianti. Quando inventò la giornata mondiale della pace disse, contro venti secoli di storia, "se vuoi la pace, prepara la pace". 

Moriva la storia pagana e nasceva quella cristiana. Paolo VI, uomo del dialogo, sapeva bene che c'erano un protagonista e un'antagonista: ma sono Dio e il diavolo, non gli uomini tra loro. Era uno che in India aveva detto "noi desideriamo operare per il bene del mondo, per il suo interesse, per la sua salvezza, e se il mondo si sente estraneo al cristianesimo, il cristianesimo non si sente estraneo al mondo qualunque sia l'aspetto che esso presenta e il contegno che esso gli ricambia". Oppure a Hong Kong "la missione della chiesa è amare. La chiesa non può tacere queste buone parole: amore per sempre". 

Quello che forse trascura chi preferisce il ragionamento semplice, è che dietro quell'apparente debolezza c'era un'immensa forza: quella di Cristo, della dignità di un uomo che ha rispetto per le proprie convinzioni e che quindi sa capire le ragioni altrui, sa accettare la divergenza. Paolo VI voleva creare le condizioni perché il dialogo potesse alimentarsi non solo della simpatia ma anche della diversità d'opinione. 

C'è un avvenimento, piccolo se vogliamo, che mi sembra un cameo della forza di quest'uomo. Quando si apriranno gli archivi vaticani se ne potrà avere conferma, ma il fatto è questo. Dal 1937 al 1954 Montini fu, forse, il principale collaboratore di Pio XII ma alla morte di Schuster, Pacelli mandò Montini a Milano e non lo fece cardinale. Montini rimase per quattro anni arcivescovo di Milano senza essere cardinale. Pio XII non voleva che, alla sua morte, quello che era stato il suo principale collaboratore entrasse in conclave. Il motivo? Sembra, dicono alcuni storici, che Montini si fosse schierato con De Gasperi quando aveva chiesto a Pio XII una maggior autonomia per la Dc, distanza che il pontefice gli negò. Montini fu ricompensato con il più classico dei promoveatur ut amoveatur. Ma Giovanni XXIII, appena poté, lo fece cardinale come primo della lista, e Montini divenne Papa e santo. In un recente tweet Barbara Carfagna ha scritto che "il vero maschio alfa è il maschio beta". Forse chi borbotta per Paolo VI dovrebbe imparare da una giornalista.



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