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IDEE/ La falsa trappola di una Europa senza cuore

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Non so quanto una visione come questa sia oggi condivisa. Certamente bisogna riconoscere che procedere nel percorso dell'integrazione non ha solo vantaggi. E chi non considera prevalenti questi vantaggi non lo fa (o non lo fa solo) per irrazionalità. 

Nella costruzione europea c'è senz'altro un contrasto forte tra incentivi individuali e di breve periodo e benessere collettivo di lungo; tra interessi nazionali e vantaggi su scala continentale.

Nelle titubanze di oggi credo però ci sia, soprattutto, un grande ruolo per la paura. La paura di fidarsi degli altri, di fronteggiare l'ignoto, ma anche dei rischi impliciti nel cedere sovranità. Una paura che chi aveva vissuto la tragedia del conflitto mondiale e lavorava per la ricostruzione di un'Europa in macerie sapeva forse affrontare meglio di quanto sappiamo fare noi oggi.

La visione antropologica di cui siamo portatori nella civiltà europea sottolinea il pericolo della paura come una tentazione pericolosa e identifica nella speranza, e nel coraggio da essa nutrito, una virtù importantissima. È vero nell'esperienza cristiana, per la quale la certezza di essere destinati al bene edifica la persona. È vero anche per le radici laiche della cultura europea; ad esempio per quelle della Grecia classica, che esalta la virtù del coraggio.

Credo che essere realisti oggi non significhi assumere posizioni ciniche e distaccate, ma scegliere l'ideale e i valori. Scegliere di far prevalere il coraggio e la fiducia sulla paura. 

Scegliere il cuore. Non quello di un romanticismo superficiale; quello del suo significato biblico che lo vede come sede di una sapienza a 360 gradi, che sa coniugare l'intelletto con le emozioni ed è aperto con coraggio al futuro. Un cuore che sappia prevalere sulla "pancia" della paura e delle paure; un cuore che sappia riprendere il sogno della costruzione europea. Di un'Europa forte, che sa presentarsi unita e riprendere un ruolo di guida nei processi globali.

Coraggio, valori, ideali, cuore. Forse per alcuni suonano come concetti fuori moda, che per giunta stridono se richiamati da un economista. Sono però convinto non solo del loro valore in assoluto, ma, proprio da economista, del fatto che farsi ispirare da essi possa produrre effetti reali. Tangibili. In particolare per una costruzione europea che si trova oggi su un crinale deciso che separa il disastro dello sgretolamento dal possibile compimento dell'ideale di un'Europa unita. È tempo di guardare con coraggio ad un'Europa migliore senza farsi vincere dalla paura e dal falso realismo di chi nel nome del "possibile" sacrifica l'ideale e la capacità di corrispondere al desiderio di felicità che sta nel cuore dell'uomo.



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