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1964-2014/ Paolo VI e Francesco, "incontro" in Terra Santa

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Papa Francesco (Infophoto)  Papa Francesco (Infophoto)

Ma nello storico incontro tra Roma e Gerusalemme vi fu qualcosa di più, di ancor maggiormente profondo sotto il profilo della bimillenaria esistenza del cristianesimo, e Paolo VI lo disse chiaramente, spiegando che il suo recarsi in Terra Santa si doveva leggere come il "ritorno" del successore di Pietro alle origini della Salvezza, "un colpo d'aratro" nella storia della Chiesa. Si trattò propriamente di un pellegrinaggio, la cui antica tradizione si sposava qui con una visione straordinariamente moderna del ruolo di pontefice, anteponendo il credente al munus ed all'imperium, ma a un tempo il politico, che dalla sua posizione privilegiata di osservatore spirituale dei conflitti del mondo, agiva concretamente per lo sviluppo e la pace. Per questo, il papa incontrò in Terra Santa le autorità civili sia in Giordania che in Israele, oltre a pregare nei luoghi sacri del Vangelo. E proprio Papa Montini pochi anni dopo avrebbe dato inizio con il primo gennaio 1968 alle giornate mondiali della pace.

Ecco, dialogo e pace sembrano anche due dei pilastri fondamentali su cui Francesco sta costruendo la sua azione pastorale, procedendo da una netta e determinata visione di Chiesa rievangelizzante, e queste coordinate lo rendono insospettabilmente più vicino, in parte anche psicologicamente, a quel predecessore così trascurato nella storiografia precedente, e di cui oggi il Vaticano si sta giustamente riaccorgendo, come prova la recente accelerazione nella sua promozione agli altari. 

Come ha scritto di recente il vaticanista Franco Pisano, grande conoscitore e testimone diretto delle visite papali in Israele, la Terra Santa che Francesco sta per incontrare è una realtà geopolitica e religiosa profondamente diversa rispetto a quella degli anni Sessanta, con la componente cristiana in forte compressione, ed un islam sempre più caratterizzato come un elemento di cultura araba. Papa Bergoglio si confronterà, come il suo predecessore, con i principali attori civili proprio seguendo il paradigma montiniano della pace; e rispetto a questa realtà complessa e drammaticamente tesa in un conflitto etnico-politico-religioso, Francesco guiderà il suo nuovo abbraccio al patriarca ecumenico di Costantinopoli partendo da quella sua missione di unità della Chiesa che, come ha rilevato mons. Luigi Negri all'atto dell'elezione del Pontefice argentino, appare come una cifra programmatica del suo ministero, attestata puntualmente dalla sua citazione iniziale delle parole di Sant'Ingnazio di Antiochia, per il quale il vescovato di Roma «presiede alla carità, che ha la legge di Cristo e porta il nome del Padre». 

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