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CRISTIANESIMO/ Quando Atena si "converte"

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Interno del duomo di Siracusa (Infophoto)  Interno del duomo di Siracusa (Infophoto)

Le soluzioni architettoniche e gli arredi iconografici degli edifici di preghiera potevano variare profondamente rispetto al modello classico del "tempio" greco e romano; ma la sovrapposizione, in una linea prevalente di continuità, era ricercata come via maestra per "riconvertire" in senso cristiano i resti monumentali così come le consuetudini espressive della religione ereditata dai padri.

La scelta del "riuso" tocca il vertice dell'evidenza forse più impressionante in quello che si impose come uno degli avamposti della penetrazione del cristianesimo nella direzione dell'Occidente: non lo dobbiamo cercare a nord, ma nella cornice dei nodi di interscambio che si erano creati nella porzione del Mediterraneo più vivace e di più florida e antica civiltà, cioè nel suo settore orientale. Una delle grandi metropoli del mondo classico, assurta a posizioni di primato sulle fertili coste della Sicilia meridionale, da cui si proiettava verso gli spazi aperti del mare, era da tempo il porto di Siracusa. Qui il cristianesimo mise precocissime radici, al punto che la comunità cristiana del luogo prese successivamente a vantare il suo diritto di primogenitura in quanto "prima figlia di san Pietro", seconda nell'orbe cristiano solo alla chiesa di Antiochia. Da dove erano giunti i missionari approdati nelle terre siciliane? Non affluivano da Roma, a cui ormai Siracusa era stata assoggettata. Venivano da est, e fra di loro la tradizione inserisce nientemeno che la figura prestigiosa di Paolo in persona. Quando il culto cristiano si stabilizzò e cessarono le persecuzioni, la chiesa-madre dei cristiani siracusani, stretti intorno al loro vescovo, si installò esattamente nello stesso sito in cui sorgeva il tempio pagano forse più importante dell'ex colonia greca: il tempio dedicato ad Atena, sull'isola di Ortigia, dove poi la comunità urbana si restrinse, svuotando i quartieri più arretrati che si adagiavano sulla costa e da lì si allungavano verso le alture dove si erano concentrate le zone di sepoltura, i meandri catacombali, prima ancora lo stupendo teatro insieme all'anfiteatro romano. Non ci fu però la necessità di distruggere il tempio di Atena per fare posto al simbolo della nuova fede conquistatrice: il tempio fu soltanto, in senso letterale, inglobato nella chiesa cristiana. Ancora oggi, al suo interno, le navate sono scandite dalle possenti colonne in stile dorico del tempio preesistente. Lungo il fianco sinistro della cattedrale, rimasta al suo posto fino a oggi, nonostante la lunga dominazione araba dei secoli del primo Medioevo, le colonne del tempio greco sono in parte visibili anche dall'esterno, incastrate nel muro laterale creato saturando gli spazi che le dividevano, in modo da innalzare la prima linea della struttura a cui appoggiarsi per chiudere il recinto del nuovo, grandioso, edificio del culto collettivo.



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