BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

CRISTIANESIMO/ Quando Atena si "converte"

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Interno del duomo di Siracusa (Infophoto)  Interno del duomo di Siracusa (Infophoto)

Il reimpiego siracusano non fu, del resto, un unicum isolato nel passaggio dal tardoantico all'età cristiana. Ad Agrigento, sull'altro lato della Sicilia meridionale, avvenne una cosa molto simile: l'edificio sacro meglio conservato della straordinaria Valle dei Templi, quello che oggi colleghiamo al titolo della Concordia, deve la bontà eccezionale del suo stato di conservazione al fatto di essere stato scelto, da un certo momento in poi, come chiesa da parte del vescovo del luogo. Ma la continuità materiale tra antico e moderno in questo caso fu solo temporanea. Il colle dell'acropoli sacra fu progressivamente abbandonato e dopo la conquista dei Normanni, alla fine dell'XI secolo, la cattedrale si trovò definitivamente trasferita nel nuovo polo di sviluppo della città medievale, sul lato opposto dell'antica area urbana, più lontano dal mare e meglio riparato.

Il legame con la primitiva matrice mediterranea poteva andare anche molto al di là del recupero dei supporti materiali intorno a cui si stava spegnendo l'ormai screditata religione soppiantata dal culto spirituale venuto da Gerusalemme. Fili molteplici lo tennero a lungo unito in simbiosi con il mondo orientale, accostato nella sua nuova fisionomia cristiana. Accadde persino che il mito di "fondazione" dell'identità religiosa delle nuove chiese cresciute sul suolo dell'antica Magna Grecia non si accontentasse di intrecciarsi alla memoria dei santi martiri delle origini, come avvenne con Lucia a Siracusa o Agata a Catania, né poterono sempre bastare il culto di reliquie potenti o la venerazione per i grandi vescovi fondatori dei primi secoli. A Messina, altro grande porto nevralgico che esercitava un ruolo di leadership nel Mediterraneo centrorientale, il nesso arrivò a stabilirsi nientemeno che con la Madre di Cristo, tramite diretto collegamento Palestina-terra siciliana. Anche a Messina, stando alla tradizione locale, l'annuncio cristiano giunse per opera di Paolo. Molti degli abitanti si convertirono accogliendo la sua fervida predicazione e, secondo un racconto ben documentato per gli ultimi secoli moderni, vollero garantire degno accompagnamento all'apostolo delle genti nel suo viaggio di ritorno in terra ebraica. La delegazione messinese avrebbe così potuto incontrarsi con la santa Vergine e ne ottenne una lettera di materna benedizione, riportata in patria con tutto l'entusiasmo da neofiti che si può facilmente immaginare: 42 d.C.

La missiva di Colei che si proclamava "perpetua protettrice" della colonia di stranieri segnalatisi tra i pionieri dell'adesione alla fede cristiana fece di Maria la "Madonna della lettera". In questa veste, i messinesi non solo tuttora la venerano nella festa solenne del 3 giugno. Ne fecero il proprio emblema e il proprio scudo di difesa. Innalzarono la statua della loro Madonna all'ingresso del bacino portuale. Ai giorni nostri, a ogni scoccare delle dodici, i sofisticati giochi di orologeria del campanile del Duomo della città, ricostruito dopo il terribile terremoto del 1908, ne rimettono in scena la storia commovente, a perenne memoria di un legame che, al di là di ogni scrupolo di accertamento sulla sua piena autenticità storica, resta la traccia marcata di un debito di riconoscenza, l'umile attestazione di una discendenza che non può essere recisa.

< br/>
© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.