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CRISTIANESIMO/ Quando Atena si "converte"

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Interno del duomo di Siracusa (Infophoto)  Interno del duomo di Siracusa (Infophoto)

La nostra moderna mentalità romanocentrica e filooccidentale non sempre aiuta a riconoscere alcune dimensioni fondamentali del primo irraggiamento del fatto cristiano nella storia del mondo. Rischiamo di sottovalutare che le nostre radici sono più "mediterranee" che "europee" in senso stretto (stando almeno al significato che l'idea di "Europa" ha assunto nel corso di una vicenda plurisecolare, in special modo dalla svolta illuminista del Settecento in poi).

La fede cristiana è in effetti la figlia diventata matura e autonoma, avviata a una sua strada diversa, della grande scuola dell'Oriente. Nacque sulle sponde semitiche del teatro marittimo colonizzato prima da fenici, greci, cartaginesi, poi dalla trionfante Roma imperiale. E dalle terre di Palestina – ritornare alle quali coincide con un pellegrinaggio di risalita alle nostre più remote sorgenti – la fede di Cristo si diffuse con velocità impressionante, nel giro di pochi decenni, raggiungendo, attraverso le reti del commercio e delle relazioni tra i popoli, le zone centrali del mondo ellenico, poi quelle italiane, infine le aree iberiche. Per questa via, il cristianesimo fece di Roma e della sua galassia di potere un pilastro decisivo di appoggio per lanciarsi in una ulteriore ondata di espansione, fino all'Atlantico e nelle vaste distese, allora oggettivamente periferiche, delle contrade a nord delle Alpi.

Dilatandosi nell'universo romanizzato, tra Bisanzio e tradizione latina, la nuova religione monoteista centrata sull'incarnazione del Figlio di Dio non ha nemmeno preteso di fare tabula rasa di tutto quello che si trovava di fronte nella sua avanzata. Gesù e le prime comunità apostoliche pregavano riutilizzando le formule del geniale patrimonio religioso del popolo ebraico, da cui del resto provenivano. La liturgia delle origini incorporò elementi cospicui della ritualità preesistente, a cominciare dalla reinterpretazione in chiave eucaristica della memoria dell'evento liberatore della Pasqua per l'antica stirpe eletta. Nel medesimo senso si orientò, fin dai suoi primi abbozzi decisivi, la definizione di una attrezzatura di parole e di idee per articolare in discorso compiuto l'annuncio di un credo che non poteva non trasformarsi, progressivamente, in una organica proposta educativa, con il suo armamentario teologico e la sua genealogia di testi autorevoli. Il loro irrinunciabile nucleo fondativo lo fissarono nella duplicazione cristiana dei libri dell'Antico Patto dell'alleanza di Dio con gli uomini.

Se il Nuovo Testamento completava il Vecchio e lo portava al pieno dispiegamento, allo stesso modo il sapere edificato dai maestri dei primi secoli della storia cristiana era modellato con i materiali della grande cultura filosofica, umanistica e religiosa delle élites intellettuali dell'ecumene greco-romana. Il segno materiale più clamoroso di questa volontà precisa di inclusione della coscienza cristiana nelle orme del cammino intrapreso dalla civiltà antica è che, di frequente, persino i luoghi in cui le nuove comunità di fedeli collocarono il centro delle loro pratiche cerimoniali, una volta ammesse alla libera professione del culto, tendevano a coincidere con la medesima mappa del sacro disegnata dalla religione "civile" dell'epoca precristiana. 



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