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LETTURE/ Da Orwell a Renzi: chi comanda in Italia?

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Quando una società si trova in una situazione di emergenza, sovrano è chi prende le decisioni. Ora, in Italia,  il punto è proprio che nessuno è in grado di prendere delle decisioni forti, vale a dire di avviare un processo di riforma radicale del sistema che, nell'ultimo quarto di secolo, è uscito indenne, e dunque più che mai inadeguato, da un profluvio di parole. Quando un sistema inizia ad avvitarsi su se stesso, in una decadenza culturale, politica ed economica che pare inarrestabile, è chiaro che nessuno, in realtà, esercita realmente la sovranità, vale a dire, è in grado di intervenire per cambiare rotta. La storia, d'altra parte, è piena di modelli statali e sociali in cui la mancanza di sovranità ha prodotto il disastro. Non si confonda, ovviamente, la sovranità con il puro mantenimento di posizioni di potere. Quelle, si sa, in Italia non mancano di certo.

Posto che non sono in discussione i grandi principi e che, certamente, il diritto precede lo stato, la domanda che investe oggi con forza la realtà effettuale del nostro sistema statale e sociale è proprio quella sulla sovranità ed è una domanda che si pone rispetto a uno "stato di eccezione", in questo caso inteso come "stato di necessità". La crisi corre parallela alle fratture di interessi divergenti tra aree regionali e tradizionale spaccatura tra paese reale e paese legale, in una tensione irrisolta e confusa tra potere esecutivo, legislativo e giudiziario. Sussidiarietà e federalismo sono rimasti a livello di grandi parole, con l'aggravante, per il secondo, che esso è stato "sporcato" da un falso regionalismo, generatore di ulteriori clientelismi, sprechi e corruzione. È questo lo stato di eccezione cui ha portato un sistema ingessato dal formalismo legalistico in cui è precipitata l'interpretazione della Costituzione.

Chi decide oggi in Italia su questo stato di eccezione, non in teoria, ma in pratica? Chi ha il compito e il dovere di governare? Governare, come si governa una nave nella tempesta, si sarebbe detto un tempo e come icasticamente scriveva il nostro Dante Alighieri: «Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave senza nocchiere in gran tempesta ...».  La sovranità non è, in sé e e per sé, la pienezza dei poteri, ma la capacità di esercitare la funzione di guida. Se la democrazia non è in grado di assumersi questa responsabilità, essa è destinata a degenerare in mera raccolta di consensi elettorali. È questo lo spettacolo indecoroso cui siamo costretti ad assistere da molti anni. Ma proprio l'atto e il coraggio del governare rendono ragione nella realtà di ogni giorno di ciò che è la sovranità. Quest'ultima, infatti, non può essere puramente teorica: o è pratica, o non è. La domanda è, allora: dov'è oggi la sovranità? 



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