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LETTURE/ Da Orwell a Renzi: chi comanda in Italia?

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Su questo giornale il costituzionalista Stelio Mangiameli si è soffermato sulla sentenza della Cassazione che, dichiarando illegittimo il Porcellum, sembra dare ragione al M5S sull'incostituzionalità del Parlamento eletto proprio con quella legge. Alla fine dell'intervista, in particolare, si legge che Renzi «può andare avanti tranquillo», anche se «agisce non più come presidente del Consiglio legittimato dal Parlamento, bensì come risolutore di una crisi di fatto. Lui e Napolitano diventano (...) i decisori di una situazione di crisi (...). Siamo in uno stato di eccezione in cui subentra un soggetto esterno che, per risolvere la crisi, impone determinate regole che consentono di uscire dallo stato di eccezione e ripristinare la legalità dell'ordinamento». Potremmo aggiungere, crediamo senza far torto all'interlocutore: "nonostante il voto trionfale di queste europee".

Il linguaggio apparentemente asettico non nasconde la drammaticità della diagnosi e, tra l'altro, rivela l'ispirazione di Carl Schmitt. Fu questi, infatti, a elaborare, di fronte alla crisi profonda in cui era entrata la repubblica di Weimar, il celebre aforisma: «Sovrano è chi decide sullo stato di eccezione», che, peraltro, egli fa risalire direttamente a Bodin e, dunque, alle origini stesse dalla moderna teoria dello Stato. 

In polemica con l'astrattezza del normativismo positivist, Schmitt rifiuta il discorso sul «generale» e muove, coerentemente, dall'analisi dell'eccezione. Nella sua Teologia politica I scrive, pertanto: «una filosofia concreta di vita non può ritrarsi davanti all'eccezione e al caso estremo». A sostegno di questa prospettiva epistemologica in contrasto con i suoi tempi, Schmitt cita, nel medesimo testo, pur senza nominarlo, Søren Kierkegaard: «L'eccezione spiega il generale e se stessa. E se si vuole studiare correttamente il generale, bisogna darsi da fare solo intorno a una reale eccezione. (...) Alla lunga si rimarrà disgustati dell'eterno luogo comune del generale; vi sono eccezioni. Se non si possono spiegare, neppure il generale è possibile spiegarlo» (La ripresa).

Ci sia allora concesso, sulla scia di Mangiameli, proseguire la riflessione circa la natura di questa "eccezione", quando essa si riferisca, come nel nostro caso, all'anomalia della situazione politica italiana. Schmitt, riprendendo Bodin, afferma che sovrano è chi decide sullo stato di eccezione, cioè sul venir meno delle "normali" condizioni di governabilità, ma non dice che sempre e comunque qualcuno decide. L'affermazione è ancora più chiara se si considera che l'espressione "stato di eccezione" (Ausnahmezustand) è quanto meno ambigua, significando essa sia "condizione anomala" (come quella a cui fa riferimento l'intervista citata) che "situazione di emergenza, stato di necessità" (Notzustand). 

Sul piano della legalità formale, non c'è nulla da aggiungere a quanto riportato dalle risposte del professor Mangiameli. Ma la situazione in cui si trova l'Italia oggi non è anzitutto quella di una empasse legale, bensì di una crisi profonda di identità e sovranità. Sia ben chiaro che questo non è in alcun modo un'obiezione alle tesi affermate dal costituzionalista, ma solo e semplicemente il tentativo di andare oltre, in direzione della dimensione più propriamente (e culturalmente) politica della crisi in atto.



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