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TRE RUSSIE/ Da Caterina II a Putin, metamorfosi di un'ideologia

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L'Ucraina è dunque terra di memoria contestata, memoria ricostruita da Putin nel segno dell'appropriazione della "Piccola Russia" da parte della "Grande Russia", delle tradizioni cristiane della prima metropolia centrata a Kyiv (Mosca non esisteva proprio), appropriazione delle terre e della storia cosacca, della lingua ucraina proibita da molti decreti fra XVIII e XX secolo.

Il termine "Grande Russia" ha significato geografico e politico preciso, ma gode anche di una connotazione positiva legata all'idea di "grande potenza". Molto più complesso è il significato di "Piccola Russia". Originariamente indicava in greco la metropolia di Kyiv (X-XII secolo). Nel XIV secolo indicava il principato di Galizia e Volinia, un'entità politica che può essere considerata secondo (dopo Kyiv) nucleo storico indipendente ucraino (allora fu fondata Leopoli, con tutto ciò che significa). Nel XVII secolo indicava l'Etmanato autonomo dei cosacchi, prima formazione "proto-statale" ucraina, definita dallo stesso Chmel'nyc'kyj "Granducato di Kyiv". 

Nel Settecento "Piccola Russia" divenne semplice provincia omonima dell'Impero russo, amministrata come tutte le altre province da Pietroburgo. Sinonimo di sottomissione all'impero, di assimilazione della cultura e lingua ucraina alla lingua e cultura dominante russa, il termine "piccolo russo" ha ricevuto una connotazione decisamente negativa in epoca romantica e nei movimenti "risorgimentali" dell'Europa orientale, che hanno coinvolto anche l'Ucraina. 

Da navigato e astutissimo leader politico di una nazione che ha perso l'impero e desidera ritrovarlo (i dati di gradimento vanno sul 65%), Putin non usa il termine "Piccola Russia". Tuttavia, la propaganda russa, che oscura ogni altra fonte d'informazione, agisce e scrive secondo le forme e le idee che corrispondono perfettamente all'antica titolatura del seicentesco zar Alessio, e dei creatori del "grande" Impero russo, da Pietro I a Caterina II, e fino a "zar Putin".



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