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LETTURE/ Il "miracolo quotidiano" del cattolico Séamus Heaney

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Séamus Heaney (1939-2013) (Immagine d'archivio)  Séamus Heaney (1939-2013) (Immagine d'archivio)

Heany, con l'occhio sul presente e la mente rivolta al passato, dalle invasioni dei Vichinghi ai classici latini, comprende la potenzialità della poesia che si fa lente e ingrandisce i particolari di un mondo che non esiste più, un mondo pre-moderno in cui la natura è protagonista. Il suo è un linguaggio semplice e parla di fatica fisica, di terra e mani che si sporcano, di frutti che la natura regala nella stagione giusta, della forza dell'uomo che però rimane uno degli attori, al pari di rane e more e uccelli, e non un usurpatore. 

In questo forse si differenzia da un altro grande poeta irlandese, Yeats, del quale molti hanno visto in Heany l'erede, anch'egli insignito del Nobel, che pure si era concentrato sull'esistenza del contadino immortalandola come vita ideale, poetica di per sé.

La presenza preponderante della natura nell'opera di Heaney però non ne fa un poeta bucolico. Nell'esistenza dell'uomo di Heaney paradossalmente c'è poca poesia e molta durezza. La terra è il luogo della fatica e del dolore, dell'identità familiare, e forgia la forza degli uomini della sua famiglia. Lo scavo della terra corrisponde a uno scavo emotivo, profondo, al riconoscimento delle radici e alla presa di coscienza che le cose cambiano. Il padre e il nonno scavano con un vigore a Heaney sconosciuto mentre lui li osserva dalla finestra e rigira la penna tra le sue dita, l'unico strumento con il quale potrà "scavare".

La sua ricca produzione (dodici raccolte di poesia, saggi, traduzioni e commedie) e i prestigiosi premi ricevuti (Nobel a parte, il T.S. Eliot Prize e il Truman Capote Award for Literary Criticism) lo rende uno degli autori più letti e apprezzati, con i due terzi dei libri di poesia venduti nel 2008 nel Regno Unito, a dispetto di chi lo ha definito un autore regionale. Pur rimanendo "a casa" nella trattazione dei temi, la fisicità dei suoi versi e l'osservazione acuta del mondo rurale possono essere riconosciute da lettori all'altro capo del mondo. Il Nobel gli viene assegnato nel 1995 proprio per aver scritto "opere di bellezza lirica e spessore morale che esaltano i miracoli quotidiani e la vita del passato".

Heany ha sempre filtrato la sostanza delle cose attraverso il suo sguardo poetico, realistico ma non rovinato dalla febbre politica, lui cattolico in terra protestante. Questo ha lasciato la sua opera incorrotta e vera. Gli accadimenti che scuotono l'Irlanda dalla fine degli anni Sessanta alla fine degli anni Novanta del secolo scorso (the Troubles) non lo trovano insensibile, anzi gli danno lo spunto per collocare quelle situazioni in un quadro più generale sulla condizione umana.



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