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LETTURE/ Il "miracolo quotidiano" del cattolico Séamus Heaney

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Séamus Heaney (1939-2013) (Immagine d'archivio)  Séamus Heaney (1939-2013) (Immagine d'archivio)

Le raccolte Wintering out (1972) e North (1975), forse le più "impegnate", nascono da questa motivazione e contengono il dolore misurato per una lotta fratricida tra nazionalisti e unionisti e per la perdita di amici e conoscenti, e costituiscono la presa di coscienza che la poesia, seppure impegnata, difficilmente può cambiare il corso della storia ma può essere uno strumento di ricerca nel passato, nelle origini, per meglio capire il malessere del presente.

Heaney rimane fedele a se stesso anche dopo il Nobel, e continua a scrivere con immutata perizia, allargando lo sguardo sulle ansie del mondo riguardo alla natura maltrattata dall'uomo, con i ghiacciai che si sciolgono, e al terrorismo che disturba i sonni degli esseri umani, dopo la strage delle Twin Towers.

La poesia era e rimane uno strumento per capire la molteplicità della realtà anche in un solo evento, per vedere il mondo in un granello di sabbia, per dirla con William Blake. Attraverso il suo linguaggio supera i limiti della vita stessa. Diventa metafora dell'appartenenza a un luogo, non solo geografico, un luogo in cui il poeta riconosce se stesso e, nel caso di Heaney, può posare uno sguardo sempre nuovo sulla sua Irlanda, anche quando è altrove, durante le docenze a Oxford e Harvard, o durante il sabbatico californiano a Berkley, perché è lo sguardo del ricordo a guidarlo.

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