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LETTURE/ "Dove va il mondo?" Istruzioni per capire il Caos

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Perché il libro di Sapelli ci fa capire che questi circoli, più o meno privati e attivi ci sono, come è normale che ci siano quando si ragiona di interessi di dimensione mondiale. Ma ci fa capire anche che nemmeno questi circoli possono orientare granché e possono soltanto giocare la loro partita in una situazione di scomposizione totale degli equilibri passati. E, per inciso, ci fa capire quanto futili siano le politiche di austerità e rigore per creare le premesse di una nuove fase di crescita mondiale. 

La narrazione di Sapelli non è lineare perché vuole essere sintetica ed essenziale. È il lettore a doversi creare una serie di collegamenti tra i problemi che vengono affrontati e descritti. È piuttosto una narrazione per problemi, dove si colgono i nessi e le interdipendenze di un sistema che vive e si sviluppa per linee oggettive, in cui stati depotenziati, centri di potere privato (economico e finanziario) e organizzazioni internazionali a base mercantile agiscono nel disordine della mondializzazione economica e nel disorientamento della crisi. Ed è, in secondo luogo, una narrazione per cerchi concentrici dove, date le premesse, è facile capire che ciò che succede in Italia non dipende solo da ciò che succede in Europa o nell'Occidente (o in Cina, che dell'Occidente è ormai una articolazione perfettamente integrata), ma anche da ciò che avviene nel Mediterraneo o in aree comunemente ritenute marginali nella storia del mondo. È appunto l'dea del mondo frattalico.

E allora bisogna dire che il Mediterraneo di Sapelli non è il Mediterraneo della sponda nord e della sponda sud. È il Mediterraneo dove i cambiamenti nella produzione del gas di scisto realizzati negli Usa (lo shale gas che chiede i rigassificatori e che sta facendo degli Usa i primi produttori mondiali di energia) pongono le premesse per un ritiro progressivo della presenza americana in Medioriente; è il Mediterraneo in cui si riflette la nuova politica di confronto tra Usa e Russia sugli sbocchi della rispettiva produzione energetica (il libro, guarda caso, è stato scritto ben prima della attuale crisi ucraina e della difesa russa degli sbocchi sui mari caldi di Crimea); è il Mediterraneo privo della presenza politica e militare dell'Europa; è il Mediterraneo dove si affaccia l'ultimo detentore di risorse e materie prime inesplorate e ancora da sfruttare, e cioè l'Africa. 

Il punto è che l'Europa nella lettura di Sapelli non c'è più: non c'è più attraverso le sue vecchie potenze coloniali (Francia o Gran Bretagna), ormai prive di forza per creare nuove e stabili aree di influenza (vedi la crisi libica), e nemmeno c'è come soggetto unitario a guida germanica. 



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