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LETTURE/ L'Europa? Il cielo "sceso" in terra

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Firenze (Infophoto)  Firenze (Infophoto)

Vari sono i motivi che spingono un autore a scrivere un libro. Ma quando l'autore appartiene al genere degli storici di calibro, e il libro è un libro di storia, vi è sempre, tra le righe, un'inconfondibile traccia di un impegno civile verso i propri lettori: far conoscere qualcosa di loro stessi, narrando il loro passato. Il tempo per lo storico è quasi un tempo rovesciato, come nei sogni o nella memoria, in cui un evento presente ricostruisce la trama di una storia passata. 

A voler ripercorrere, pur sommariamente, una carrellata di scritti storici sull'Europa, noteremmo facilmente il loro addensarsi in momenti di crisi o di svolta. Fu così, ad esempio, dopo le macerie della seconda guerra mondiale, quando la ricostruzione di un continente, devastato materialmente e moralmente, ricercò nelle proprie origini i germi della rinascita (da storici come Lefebvre, Bloch e Braudel; a letterati come Snell, Pohlenz o Curtius). Analogamente, anche il processo di unificazione europea, giunto a una tornata decisiva nel nuovo Millennio con l'adozione della moneta unica e l'elaborazione della Costituzione europea, portò a vari e accesi dibattiti sul significato di quel termine: Europa. 

Jacques Le Goff non solo scrisse il suo L'Europe est-elle née au Moyen Age? nel 2003, ma inaugurò con quel suo volume una collana dal titolo "Fare l'Europa" coedita da cinque editori di paesi diversi per assicurare una circolazione plurilinguistica: francese (Paris), tedesco (München), inglese (Oxford), spagnolo e catalano (Barcelona), italiano (Roma-Bari). L'edizione italiana – per qualche motivo di marketing librario – cambiò il titolo dalla più provocatoria formulazione interrogativa in un più assertivo: Il cielo sceso in terra. Le radici medievali dell'Europa. Il saggio non privilegiava l'«erudizione», come scriveva l'autore, né si proponeva di compiere una «storia continua del Medioevo europeo», ma piuttosto intendeva «dimostrare che nel Medioevo è apparsa per la prima volta l'Europa come realtà e rappresentazione». Realtà, ovvero fatti storici, e rappresentazione: due elementi strettamente connessi, come Le Goff ha mostrato nella sua lunga carriera di scritti, sempre attento ad illustrare la rilevanza degli aspetti legati alla mentalità e all'antropologia. Così, nella prospettiva di lunga durata che caratterizza il volume, ampia rilevanza è data «alle parole, alle idee, all'immaginario, che, al pari delle strutture materiali, costituiscono i fondamenti della coscienza europea». 

A rileggere a circa dieci anni di distanza quelle pagine, più di un motivo di interesse si presenta ancora per i lettori, sia a proposito di quelle origini medievali, sia guardando al nostro presente. La successione dei capitoli risulta già esplicita: Preludi: prima del Medioevo; Il concepimento dell'Europa. IV-VIII secolo; L'Europa abortita: il mondo carolingio. VIII-X secolo; L'Europa sognata e l'Europa in potenza dell'anno Mille; L'Europa feudale. XI-XII secolo; La «bella» Europa delle città e delle università. XIII secolo; Autunno del Medioevo e primavera dei tempi nuovi?; Conclusioni



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