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1914-2014/ Musil, così la guerra ha distrutto i nostri sogni

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Babau, da un disegno di Dino Buzzati (Immagine d'archivio)  Babau, da un disegno di Dino Buzzati (Immagine d'archivio)

A parte l'appellativo riferentesi al compositore austriaco di musiche paradisiache, è facile cogliere il riferimento all'amore nei confronti di Dio, nel secondo nome, mentre per chi non conosce il tedesco è meno agevole cogliere la sottigliezza di un cognome che, in italiano, potremmo tradurre con: Sperandio. Si tratta dunque di una figura forte di tre nominativi all'insegna del numinoso. Fontanari e Libardi, nella loro ottima disamina, vanno oltre: suggerendo che la divinità tutelare dell'affarista sia Hermes/Mercurio, messaggero degli dei, protettore dei mercanti e psicopompo. E, guarda caso, giusto una fontana abbellita da una statua di Mercurio si trovava all'inizio del Novecento, a Pergine, nello spiazzo da cui Homo intravvede per la prima volta in lontananza la Valle dei Mòcheni.

È quindi topos liminare quanti altri mai la località in cui giunge il protagonista, situandosi essa ai confini di tutta una serie di ambiti: sospesa come appare fra civiltà e natura, mondo reale e suggestione mitica, ambito linguistico tedesco e italiano; fra l'idillio pastorale/agreste e l'arretratezza economica e sociale, infine. "D'altronde – nota Homo/Musil – in questa valle viveva della strana gente. I loro antenati al tempo dei principi vescovi di Trento erano venuti dalla Germania per lavorare nelle miniere, e ancora oggi vivevano incuneati fra gli italiani come una vecchia roccia consumata dal tempo. L'antico modo di vivere l'avevano mezzo conservato e mezzo dimenticato".

Ma proprio qui sta il fascino di questo luogo che sembra davvero fuori dal mondo e dal tempo, dove Homo si sente particolarmente attratto dalle valligiane: "Così erano queste donne. Avevano le gambe ricoperte da gonne di lana scura con bordure rosse blu o arancio larghe un palmo, e (…) zoccoli intagliati come le piroghe in un pezzo unico. (…) Esse avevano però anche nella gentilezza e nell'amabilità tanta libertà da sconcertare". Una in particolare lo seduce: Grigia, che, pur essendo sposata diviene ben presto la sua amante. I loro amplessi vengono consumati nei fienili ma, per Homo, di un amore del tutto particolare si tratta: sensuale ma al contempo etereo, erotico però anche estatico, forte di una valenza mistica, quasi.

È una prosa dal respiro poeticissimo quella che descrive l'Altro Stato a cui Homo sembra in procinto d'essere approdato. Ma si tratta di una sensazione illusoria e di una conquista spirituale effimera. Il sortilegio, o l'ubriacatura amorosa, infatti finirà molto in fretta causa il marito di Grigia, il quale, scoperti gli amanti, mette a punto una vendetta che pone fine alla novella e alla vana impresa di Homo, destinato a morire di consunzione sul fondo di una vecchia miniera.



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