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1914-2014/ Musil, così la guerra ha distrutto i nostri sogni

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Babau, da un disegno di Dino Buzzati (Immagine d'archivio)  Babau, da un disegno di Dino Buzzati (Immagine d'archivio)

La splendida novella Grigia - scritta da Robert Musil qualche tempo dopo la fine della prima guerra mondiale (che comportò la scomparsa del plurisecolare impero austriaco) e inserita, nel 1924, assieme ad altri due brevi pezzi narrativi: La portoghese e Tonca, nel volume Tre donne - trae ispirazione dal periodo passato dal grande scrittore mitteleuropeo a Palù del Fersina (località montana della Valle dei Mòcheni, in provincia di Trento) durante il 1915, quando Musil era in servizio militare di stanza nel Sudtirolo, impegnato a combattere sul fronte italiano, appartenendo allora il Trentino alla "Kakania" – per usare giusto una nota espressione musiliana – ossia a quell'area geografica dove tutto era austro-ungarico e imperial-regio, all'insegna cioè dell'emblematica cifra: k.u.k. (kaiserlich und  königlich).

La vallata colpisce il giovane tenente asburgico non solo per le sue bellezze naturali ma per la sua dimensione incantata/magica (verzaubert) che ha del perturbante/spaesante (unheimlich). Tutto attrae ma al contempo inquieta lo scrittore. Dal paesaggio fiabesco, quasi una sorta di paradisiaco luogo senza tempo e come sospeso fuori dal mondo, alle arcaiche tradizioni dei valligiani. Dalle antiche miniere, che paiono suggerire la ricerca della pietra filosofale, ai costumi delle contadine che attraggono gli sguardi maschili per quel riserbo misto ad una sottile fascinazione che i loro corpi emanano.

Un'identica malìa proverà il protagonista di Grigia (recentemente ripubblicata da Silvy Edizioni): un geologo invitato a recarsi nella Valle del Fersina con una spedizione che intende riattivare le ormai abbandonate miniere d'oro. E non per nulla, credo, Musil ha scelto di chiamarlo Homo (in latino: uomo), volendo indicare con tale nome come egli rappresenti la figura esemplare di un individuo alla ricerca della propria autenticità. Così il viaggio avventuroso in Val dei Mòcheni rappresenta una sorta di iniziazione alla consapevolezza: il distacco da un mondo cittadino effimero ed inautentico per l'immersione in una realtà più vera e genuina, per quanto inquietante. È la ricerca del musiliano Altro Stato (Der andere Zustand) - come giustamente sottolineano Alessandro Fontanari e Massimo Libardi nella loro puntuale e accurata postfazione alla novella –: quella dimensione della vita e dell'essere ormai perduta dal cosiddetto uomo civilizzato; uno stato in cui, scriverà l'autore nel suo capolavoro, L'uomo senza qualità, "l'Io fluisce nel mondo e il mondo rifluisce nell'Io, in cui l'uomo e le cose non stanno più nel rapporto di soggetto-oggetto (…) e i concetti di spazio e di tempo non hanno più valore".

Interessante è anche il nome di un altro personaggio, marginale ma sino a un certo punto. Parlo dell'uomo d'affari che ha proposto a Homo di recarsi nella valle incantata. Ossia di Mozart Amadeo Hoffingott. 



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