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BERLINGUER/ La "svista" più grande di un comunista riformista (a metà)

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Enrico Berlinguer (1922-1984) (Immagine d'archivio)  Enrico Berlinguer (1922-1984) (Immagine d'archivio)

Recentemente Eugenio Scalfari, di cui è nota una certa predisposizione per i paradossi, ha affermato che «Enrico Berlinguer ha avuto nella politica italiana (e non soltanto) un ruolo in qualche modo simile a quello che sta avendo oggi papa Francesco nella religione cattolica (e non soltanto)»; anzi, secondo il fondatore di Repubblica, le due figure avrebbero condiviso «un percorso di riformismo talmente radicale da produrre effetti rivoluzionari; […] – ovvero – tutti e due hanno avuto un carisma che coglieva la realtà e alimentava un sogno». Scalfari, per argomentare questo suo accostamento, enuclea tra i meriti ascrivibili in questo senso al leader sardo la rottura da lui procurata del Pci con il Pcus, nonché la sua idea di riequilibrio dei redditi da quelli medio alti a quelli dei lavoratori.

Tralasciando ora ogni considerazione sul presunto "riformismo" di papa Francesco, sul quale ogni giudizio storiografico è con evidenza del tutto prematuro – ricordo Giorgio Rumi, che ha sempre sostenuto la "presbiopia" dello storico, il quale vede bene le cose lontane e inevitabilmente male le vicine –, bisogna dire che anche nel caso del segretario dei comunisti italiani alcune cautele sarebbero ancora oggi opportune.

Certo, non si può negare che a Berlinguer vada ascritta, se non in toto almeno in parte significativa, la scelta "nazionale" del Pci: già nel 1976, in occasione di un congresso a Mosca dinanzi a diverse migliaia di delegati provenienti da tutto il mondo, il leader sardo aveva rivelato l'intenzione di costruire un socialismo "necessario e possibile solo in Italia". In tutte le mosse di politica con riverberi internazionali, si potrebbe sottolineare l'esigenza, forse persino primaria, di Berlinguer di sottrarsi all'abbraccio (mortale?) del Pcus, così come attesta il tentativo di Madrid, appena successivo, di dar vita ad un progetto transnazionale di eurocomunismo tra le formazioni politiche di tradizione socialista di paesi fuori dall'orbita del Patto di Varsavia. Addirittura, lo sforzo di puntare ad un modello di partito non asservito dogmaticamente alle direttive di Mosca, lo avrebbe portato a ipotizzare l'avvallo di un potenziamento della (ipotetica) leadership internazionale del Partito Comunista Cinese.  

Sul piano nazionale, un elemento di indubbia per quanto sfortunata lungimiranza nel far politica di Berlinguer si potrebbe individuare nell'aver sollevato la questione morale in anni per così dire non ancora sospetti, pur dovendo patire egli su questa linea politica una sovrapposizione con gli intenti moralizzatori nazionalistici del Msi di Giorgio Almirante – un accostamento questo che, perlomeno in termini di immagine, qualcosa dovette costargli rispetto alla nettezza della sua conduzione riformista del partito. E del resto, la via italiana di lì a poco, e precisamente nel 1978, si sarebbe confrontata con la fase decisiva dell'"incontro" tra Stato e terroristi nell'affaire Moro, a cui è possibile ricollegare proprio la strategia (o tattica?) del "compromesso storico", espressa negli accordi con Giulio Andreotti per i governi della "non sfiducia".



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COMMENTI
11/06/2014 - posso stringere la mano.... (Alberto Pennati)

al sig. Zamarion?

 
11/06/2014 - Berlinguer, il peggiore (Massimo Zamarion)

La forza propagandista della Vulgata di sinistra è così forte, che ancora oggi non si riesce a vedere l'elementare verità. Che è questa: Berlinguer cominciò, con moltissime cautele, a emanciparsi dall'abbraccio del Pcus perché con la scoperta degli arcipelaghi Gulag e dei crimini di Mao il comunismo stava incominciando a crollare come mito. La "questione morale" (su, svegliamoci, per Dio!) fu la continuazione del comunismo con altri mezzi. Occorreva preservare il mito della diversità staccandolo dal marxismo. Da allora la sinistra non fu più "comunista" ma "giacobina". Se al comunista togli il marxismo ma gli lasci la stessa forma mentis, cosa diventa? Un giacobino, per l'appunto. Da allora per la sinistra ci furono solo gli onesti e i disonesti, i buoni e i cattivi. Cioè il populismo puro, la politica allo stato belluino. Berlinguer fu pessimo. Finiamola con questa mezza benevolenza con questo sciagurato.