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POLITICA E LETTERATURA/ Il salto di Cavalcanti per un'Italia migliore

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"Chi guarda alto oggi? Dover sono i valori, la passione civile, la fiducia negli ideali? E quali ideali poi? Come si vive oggi la dignità delle persone, della nostra intera società? Purtroppo ora che è venuto il tempo dei bilanci di una vita mi rendo conto che sto vivendo in un paese ben diverso da quello che avevo sognato in gioventù. Da un po' uso l'espressione: strage delle illusioni. Sì, a volte penso di assistere allo strazio 'leopardiano' delle aspettative". Ecco, mi sembra che l'Italia sia entrata nella recente tornata elettorale con questo sentimento. Quello magistralmente espresso da Carlo Azeglio Ciampi nel suo “Taccuino laico per i 150 anni dell'Unità d'Italia”. Un sentimento di impotenza. Di frustrazione, per un mondo, per un paese che sta facendo di tutto per disattendere le aspettative di tutti e le ambizioni delle migliori energie che ancora abbiamo ed esprimiamo.

 

Poi, nella grande sorpresa di tutti, anche dell'interessato, Matteo Renzi ha riscosso un successo che è andato oltre le più rosee aspettative e con esso un'apertura di credito da parte di tutti coloro che, partendo dal sentire 'Ciampiano', abbiano voluto, con la caparbietà tipica italiana, pensare che fosse ancora possibile cambiare. E dopo il voto, improvvisamente, l'Italia è diventato un paese più leggero. Leggero nel senso che il peso dell'Europa non pare più gravare solo su di noi. Anzi, i risultati in Francia hanno spostato sui cugini transalpini un fardello che negli ultimi anni pareva destinato 'in esclusiva' a noi. Leggero nel senso che sembra possibile oggi fare quello che per decenni abbiamo atteso: riduzione (alleggerimento) della burocrazia, battaglia (alleggerimento) agli interessi di parte, snellimento (alleggerimento) della fiscalità, dimagrimento (alleggerimento) della macchina dello stato con la riforma del Senato ed elettorale. E via dicendo. Certo, dovremo vedere se si tratti delle ennesime promesse o di un'inversione di rotta seria. Ma, nel frattempo, possiamo cambiare anche noi.

 

Tornare a guardare alto e ricominciare a credere negli ideali, nella passione civile, nei valori. Ed anzi, pretendere che vengano applicati e non, per l'ennesima volta disattesi. Ecco allora che al paragone pessimista e 'leopardiano' di Ciampi, mi piace opporre le riflessioni di Calvino sulla leggerezza. Non tanto, rileggendo le considerazioni sulla luna di Leopardi in tema di levità e sospensione che potrebbero già dare una visione diversa rispetto a quella ipotizzata dall'ex Presidente della Repubblica. Quanto, piuttosto, riprendendo quella parte delle 'Lezioni Americane' dove sostiene: "Se volessi scegliere un simbolo augurale per l'affacciarsi al nuovo millennio, sceglierei questo: l'agile salto improvviso del poeta-filosofo (Guido Cavalcanti, ndr) che si solleva sulla pesantezza del mondo, dimostrando che la sua gravità contiene il segreto della leggerezza, mentre quella che molti credono essere la vitalità dei tempi, rumorosa, aggressiva, scalpitante e rombante, appartiene al regno della morte, come un cimitero di automobili arrugginite".



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