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IDEE/ Se troppa uguaglianza fa male alla democrazia

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I primi potrebbero anche essere definiti élite funzionale: ciascuno di noi cerca il medico migliore, l'insegnante o la scuola migliore, il consulente finanziario più capace etc. E basterebbe già questo per dire quanto siamo antielitari a parole ed elitari nei fatti… I secondi si definiscono esclusivamente per il possesso e l'abuso di capitale e, non a caso, sono il grande modello di un popolo ridotto a massa di consumatori: calciatori, veline, ricconi tendenti al tamarrismo. Del resto, dove la massa non ha un'aristocrazia a cui guardare, il decadimento del gusto, il prevalere del kitsch, l'assenza di educazione e di percezione estetica e l'affermazione del potere in quanto mero possesso divengono i tratti più caratteristici della massificazione di quel che un tempo aveva ancora i caratteri di un "popolo".

Si badi che anche nel volumetto di Kaltenbrunner non c'è alcuna nostalgia per la vecchia aristocrazia feudale, che ha, ovviamente, fatto il suo tempo. Semplicemente si sottolinea come al potere e al suo uso si debba e si possa essere educati (e come ci sia popolo se c'è educazione del popolo). Semmai, la vecchia nobiltà, non certamente in toto, ma quanto meno alle sue origini e nel suo spirito più autentico, ci parla di un insieme di virtù – il coraggio, lo spirito di sacrificio sino all'estremo, il gusto per il bello e per il buono, il senso del bene comune, il senso della giustizia, la temperanza e la prudenza – che hanno richiesto secoli di educazione, in un percorso dall'esito tutt'altro che scontato. L'oligarca non vuole l'educazione del popolo, ha bisogno di masse. L'oligarca si mangia la comunità civile, l'élite la serve, perché se ne percepisce parte. All'élite si accede per merito, all'oligarchia per nascita o per carrierismo. 

Citiamo ancora Kaltenbrunner: «Anche coloro che si dichiarano consapevolmente antielitari, rimangono di fatto in vita solo perché attingono, magari slealmente, a quelle riserve di eccezione che essi ufficialmente negano o combattono». E ancora: «La democrazia − il potere di tutti − e l'aristocrazia − il potere dei migliori – costituiscono solo due ideali, per non dire addirittura, due estremi utopistici, due poli all'interno dei quali si muove tutta la politica reale». 

Non è forse un segno della crisi attuale, all'interno dei moderni sistemi liberali, che il primo dei due poli sia, teoricamente, affermato in maniera esclusiva? E non è forse proprio questo esclusivismo egualitario a generare il decadimento della democrazia in demagogia? Si tratta di domande, certo, forse anche di provocazioni, ma che si farebbe bene a prendere sul serio, soprattutto in presenza di spie preoccupanti, anche per chi tende a dissociare completamente l'educazione e la politica, ovviamente nel senso più nobile di quest'ultimo termine, quello della ricerca del bene comune per la polis, la comunità. 



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COMMENTI
17/06/2014 - Egualitarismo fa rima con comunismo (Carlo Cerofolini)

Egualitarismo fa rima con comunismo. Quindi perché meravigliarsi se in Italia - in cui il cattocomunismo è imperante – l’egualitarismo disgregante e livellante al ribasso, per chi non fa parte dell’intellighentjia di sinistra ovviamente, ha permeato l’intera società, con evidenti e disastrosi risultati.