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CRISTIANESIMO/ L'ideologia di Diocleziano, il realismo di Costantino

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Sicuramente il tentativo di estirpare alla radice una presenza che, dall'esterno, poteva apparire eccentrica, o addirittura improntata a superstizione e fanatismo (sono queste le accuse più ricorrenti nelle fonti pagane), creava più problemi di quanti ne risolvesse: anche molti pagani si trovarono a disagio di fronte ai provvedimenti severi o addirittura spietati del potere imperiale, che, anziché creare distensione, fomentavano instabilità e tensioni sociali. 

In sostanza, la linea che separa l'operato di Diocleziano da quello di Costantino non è la linea tra cattivi e buoni, ma la linea fra ideologia e realismo: con atteggiamento molto più realista, Costantino si rese conto che era meglio farsi amica e associare una realtà importante e intellettualmente vivace come quella del cristianesimo (e magari anche trovare il modo di ingerirsi direttamente negli affari della Chiesa). Il sostanziale fallimento della politica di Diocleziano è rappresentato dalla sua abdicazione: dopo venti anni di regno Diocleziano, unico nella storia dell'impero romano, rinunciava al potere nel 305, lasciando ai successori il compito di risolvere molti problemi che aveva lasciato aperti.



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