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RUSSIA & UCRAINA/ Scalfi: gli idoli occupano il vuoto lasciato dalla fede

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Andrej Rublëv, Cristo redentore (1410 circa) (Immagine d'archivio)  Andrej Rublëv, Cristo redentore (1410 circa) (Immagine d'archivio)

Svetlana Panič, una storica e credente ortodossa, scrive: «Dimenticare che noi siamo re, ha generato in tutti la paura».

Siamo re, perché Cristo ci ha resi tali. Questa non è superbia, ma è riconoscere la verità che Cristo ci ha portato. Anzi, è vera umiltà che parte dalla consapevolezza di essere grandi e da qui deriva la nostra responsabilità. 

«Mi sembra che non sia il momento per denunciare, ma piuttosto di ridare la speranza e di essere compassionevoli (Com'è bella la misericordia!). Quando domina la critica nel nostro parlare come nel giudicare sbagliamo sempre, perché manca l'amore». Qui vi ricordo l'espressione di Florenskij che la "Verità si esprime nell'Amore e l'Amore fiorisce in Bellezza". 

Una critica che si ferma alla critica è sempre infeconda, è perder tempo e fare del male.

Da ultimo cito Nadežda Voskrešenskaja, un'ortodossa che fa parte della nostra comunità in Ucraina, che ultimamente era a Kharkov insieme ad Adriano, sua figlia Caterina, Filonenko e Nembrini. Lei dice: «Ho visto il Majdan per la prima volta a gennaio il giorno prima del massacro; sono tornata a marzo e infine dopo Pasqua. Il Majdan c'è ancora e si estende sempre di più fra la gente che ha piantato le tende non per criticare, ma per pregare insieme, per riconoscere i nostri difetti, per richiamarci all'essenziale. Il Majdan oggi è un luogo di memoria, di suffragio, pieno di fiori e lumini, dove si continua a sperare e pregare. Fascisti io non ne ho visti, neppure con i miei amici. Questo è nella realtà, sui giornali tutto è diverso».

Dalle notizie sui giornali sembrava che dopo i primi giorni quelli del Majdan si fossero fermati e adesso si pensi a tutt'altro; invece il Majdan continua. È strano che la stampa non ne parli, ma per noi è più importante di tutto il resto.

Continua la Voskrešenskaja: «Il triduo di Pasqua l'ho passato a Kharkov con gli amici russi, italiani, ucraini e bielorussi. Abbiamo festeggiato davvero, perché Cristo era una speranza che è risorta. La gente era tranquilla. Ho visto le manifestazioni dei filorussi, 2-300 su una città di un milione e mezzo di persone, una manifestazione del tutto tranquilla. Ho pure visto le manifestazioni pacifiche dei filoucraini, sollecitate soprattutto dalla nostra gente: erano 7mila persone, che hanno organizzato un gesto di preghiera per la pace (non si sono riuniti per andare contro i filorussi, ma per pregare per la pace). C'erano sacerdoti cattolici di rito greco e latino, ortodossi di diversi patriarcati, protestanti e musulmani. Il comizio di preghiera è stato organizzato anche dalla nostra gente».

Questa è la novità che dobbiamo tener presente, senza lasciarci impressionare dalla stampa, perché sia a destra che a sinistra non fanno altro che condannarsi vicendevolmente. Noi invece dobbiamo sottolineare gli aspetti di continuità del samizdat, che è stato una grande lezione per noi e un grande aiuto per la Russia e che anche in questa situazione di crisi, se si estende, e se anche dovessimo sostenerlo, potrebbe essere il mezzo per uscirne con delle positività.



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