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RUSSIA & UCRAINA/ Scalfi: gli idoli occupano il vuoto lasciato dalla fede

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Andrej Rublëv, Cristo redentore (1410 circa) (Immagine d'archivio)  Andrej Rublëv, Cristo redentore (1410 circa) (Immagine d'archivio)

Mentre vediamo come gli ultimi avvenimenti abbiano messo sottosopra la vita sia dei russi che degli ucraini, dobbiamo imparare ad avere un criterio che non sia soltanto di critica in favore dell'uno e di condanna dell'altro, ma sia un modo per rilevare ciò che c'è di positivo e, comunque, dare un giudizio che dipende dalla fede e non dal sentimento nazionalistico.

Ecco le parole di Ol'ga Sedakova: «Dopo l'occupazione della Crimea da parte del governo russo, è scoppiato un patriottismo che sembra aver cambiato il volto della Russia».

Indubbiamente, c'è qualcosa in cui non possiamo riconoscerci, perché ogni volta che un valore anche giusto come il patriottismo viene elevato a valore superiore a tutto e tutti, stiamo sbagliando ed è giusto condannare un patriottismo esasperato che si antepone alla figura stessa di Cristo, che esalta la figura di Stalin perché ha fatto grande la Russia, trascurando che ha ammazzato 40 milioni di persone. La grandezza politica di una nazione non può mai assurgere a criterio di valore per giudicare tutto. Ma ora questa è la cosa meno importante per noi, che invece vogliamo e dobbiamo sottolineare che, anche in queste situazioni sicuramente tragiche e drammatiche, è sorta una voce che sembra ricordare quella del samizdat. E la nostra non è soltanto simpatia, ma è il riconoscimento che lì si manifesta un criterio di fede e noi non abbiamo nessun altro criterio.

Ad esempio, Ljudmila Petranovskaja scrive: «Sono in corso processi molto complessi. Non vale la pena discutere su opinioni diverse, perché la persona è più importante delle nostre opinioni». Questa è una profonda convinzione del samizdat, che il valore fondamentale della società è la persona e non la nazione, né lo stato, né la politica. È un valore da tener presente anche per l'Occidente, perché se da noi la crisi è altrettanto profonda di quella in Oriente, anche qui la persona è subordinata ai valori politici. E soprattutto ci conforta sapere e vogliamo sottolineare che anche in questa confusione di nazionalismo esasperato ci sono persone che hanno intuito dove sta il valore fondamentale.

Il pericolo è di creare schieramenti diversi in nome di opinioni diverse e, se vero che devono essere rispettate tutte le idee, noi rispettiamo anzitutto i criteri dati dalla fede. E anche per noi è importante rilevare che la tradizione del samizdat non è morta del tutto. Magari sono poche le persone che in Russia e in Ucraina hanno ripreso questo valore fondamentale della società, però anche gli esponenti del samizdat non sono mai stati maggioranza nel popolo, che invece accettava supinamente la situazione.

Questa non è una scelta opinabile, perché è dettata dalla fede oltre che dall'esperienza personale. Non si tratta quindi semplicemente di individuare il colpevole per prenderlo di mira, perché anche i nostri giornali parlano dello zar Putin eccetera, dicendo anche cose giuste, ma che non tengono conto delle realtà più belle.



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