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ETEROLOGA/ Sani e felici: la Consulta, Pelagio e la perversione morale

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Il vero punto debole dell'impostazione della Corte consiste nella strumentalizzazione di un altro soggetto, anzi più precisamente nella produzione di un soggetto, che dunque diviene oggetto, allo scopo di garantire (si fa per dire) il benessere psichico altrui. Si tratta di un chiaro esempio dell'utilizzare gli altri come mezzi anziché come fini, individuato da Kant, nell'intuizione più profonda della sua filosofia morale, come il segno ultimo della perversione morale. 

Si può osservare che anche in coppie che non ricorrono a tecniche terapeutiche talvolta e forse spesso i figli sono in certo senso mezzi anziché fini. Ma si dimentica un punto. Qui si tratta di andare oltre le normali manchevolezze e inadeguatezze, spia a loro volta del legno storto di cui è fatta l'umanità, del rapporto genitoriale. Qui la strumentalizzazione, la spinta ad acquisire una scorciatoia che sembra garantire una gratificazione altrimenti impossibile, pare comandare anche di diritto, senza più ostacoli.

Un'osservazione anche sull'argomento, così spesso avanzato, di pareggiare la legislazione italiana a quella di altri Paesi per evitare la pratica del turismo procreativo. Spiace trovare questo ragionamento scadente all'interno delle motivazioni di una sentenza di tale importanza. È paradossale che un sistema giuridico che sostiene una norma si senta tenuto a cambiarla perché qualche cittadino potrebbe recarsi, o anche si rechi effettivamente, all'estero. Dato che in molti Paesi è tollerato, e in alcuni è anche legale, sposarsi senza limiti di età, se qualche italiano si recasse lì a cercare una moglie bambina dovremmo forse cambiare le nostre leggi? Non solo non accadrebbe, per fortuna, ma probabilmente ci sarebbe un vasto movimento di indignazione.

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