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BEPPE GRILLO/ Alessandro Dal Lago: attenti alla nuova religione dei "puri"

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Beppe Grillo (Infophoto)  Beppe Grillo (Infophoto)

Sì: attrae soprattutto i giovani e le persone inesperte, che non sanno che qualunque tipo di politica è mediazione, compromesso, scontro. D'altro canto però è una visione che elude, e dunque non porta a sviluppi. 

Si può dire che l'utopia prevalga nettamente sul realismo?
Attenzione, l'utopia è un'altra cosa. L'utopista ha sempre in mente un progetto, nel nostro caso una società; questi invece non hanno in mente nulla, se non una forma di illusione morale. Pensano che una volta ribadita la purezza, essa costituisca in sé un risultato, infatti non hanno programmi, se non un coacervo di propositi destinati ad alimentare l'illusione della loro differenza. Ma è una purezza teorica, perché quando mediano − vedasi il caso dell'amministrazione Pizzarotti − mediano esattamente come tutti gli altri.

Beppe Grillo riempie le piazze. Che cos'è, spettacolo o illusione di democrazia diretta?
È una questione complicata. Facciamo un paragone: Berlusconi appartiene a una generazione precedente, quella della televisione. Anche Berlusconi, pur esprimendosi in un contesto mediale, faceva i comizi, ed è perfino stato ferito in piazza, però non si è mai illuso che la piazza rappresentasse i voti: infatti, quando i sindacati portarono in piazza un milione di persone contro le sue riforme, disse che non si preoccupava, perché nel paese di voti ne aveva 10 milioni… Sapeva bene che non conta chi va in piazza, ma quello che si fa in cabina.

E Grillo?
Grillo è un po' diverso, perché da un lato alimenta la retorica della rete, e dunque della democrazia diretta, mentre dall'altro è un monologante che mette alla berlina i politici col suo spettacolo  pensando che questo coincida con la democrazia diretta, ma è una illusione che ha pagato cara: forse ripetuti comizi da 100mila persone hanno portato voti, alla fine de tour però ne ha persi 3 milioni.

Un'ultima domanda. C'è una qualche affinità politica tra Berlusconi, Grillo e Renzi?
Non sono assimilabili, ma confrontabili sì. Innanzitutto compongono una scala: Berlusconi ha fatto irruzione sulla scena politica 20 anni fa e l'ha scompaginata, attraverso un uso spregiudicato della televisione, imponendo un modello culturale. È un uomo che ha innovato, per me più nel male che nel bene, ha innovato ma ora è tramontato. Grillo rappresenta l'interfaccia tra spettacolo e rete; Renzi unifica tutti questi aspetti. La mia impressione è che Renzi durerà: forse non vent'anni come Berlusconi, ma qualche anno certamente, perché è un po' tutto questo messo insieme: ha fatto politica della mediazione, ma usa i social; è un frontman ma è anche uomo d'apparato. È la sintesi.

(Federico Ferraù)



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