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IL FATTO/ Da Edelmann alla Politkovskaja, il sacrificio dei Giusti cambia la storia

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Scorcio di Varsavia (Infophoto)  Scorcio di Varsavia (Infophoto)

A Jan Karski, l'emissario del governo clandestino polacco che attraversò invano l'Europa e giunse fino agli Stati Uniti per avvertire, inascoltato, i potenti del mondo dei crimini nazisti e dello sterminio degli Ebrei, a suor Antonia Locatelli uccisa in Ruanda per aver cercato di dare l'allarme sullo sterminio dei Tutsi avere così salvato almeno 300 bambini, ed infine a Magdalena Grodzka-Guzkowska, collaboratrice di Irena Sendler, insieme alla quale ha portato in salvo i bambini ebrei rinchiusi nel Ghetto di Varsavia.

Sono uomini e donne con storie diverse, ma accomunati da un tratto comune: dal coraggio di non cedere al conformismo, di non voltarsi dall'altra parte di fronte al male, dalla capacità di ascoltare la voce della propria coscienza e di agire di conseguenza, spesso pagando con la vita.

"Il valore universale del loro esempio ci indica che il bene va costruito da ognuno di noi giorno dopo giorno", ha scritto Gabriele Nissim. È attraverso questi gesti, che possono sembrare gesti piccoli e "normali", come spesso dicono i Giusti stessi, che in realtà si può cambiare il corso della storia, basti pensare a come è cambiata la storia di questa parte dell'Europa, grazie al lavoro infaticabile e spesso oscuro, di tanti che non si sono rassegnati al grigiore delle coscienze imposto dall'ideologia, grazie al "potere dei senza potere", come ha detto Vaclav Havel.

La scelta della data del 5 giugno non è stata casuale, infatti ieri ricorreva il venticinquesimo anniversario delle prime elezioni parzialmente libere in un paese comunista.

Il 4 giugno 1989 quegli uomini "senza potere" hanno fatto cadere in modo non violento, cominciando proprio da qui, dalla Polonia, un regime oppressivo e crudele che per cinquant'anni ha diviso il nostro continente.

"L'inaugurazione il giorno dopo del Giardino di Varsavia, quindi, vuole sottolineare in modo particolare la gratitudine che l'Europa e il mondo intero devono avere nei confronti della nazione polacca e del suo popolo, che ha saputo difendere la libertà di tutti noi sia durante il terribile periodo dell'occupazione nazista, sia nei duri e difficili anni del dopoguerra. Se oggi viviamo in una Europa libera dai totalitarismi lo dobbiamo al sacrificio personale di tanti uomini giusti, molto spesso rimasti anonimi, che hanno salvato ebrei e vite umane durante le persecuzioni e che nel nazismo, come nel totalitarismo comunista, hanno difeso con la loro coscienza il valore della dignità umana. Invece di porre l'accento sul Male, si tratta di valorizzare gli esempi positivi che possono permettere alle nuove generazioni di guardare con speranza e fiducia al futuro. Se durante i momenti più bui della storia, ci sono stati degli uomini che hanno sentito il richiamo della propria coscienza significa che l'essere umano ha sempre la possibilità di scegliere il Bene e di assumersi una responsabilità" scrive ancora Nissim.



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