BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SOFOCLE/ Edipo, la felicità è possibile

Pubblicazione:

Il volto del timoniere di Ulisse, Gruppo della Scilla (I sec. a.C.)  Il volto del timoniere di Ulisse, Gruppo della Scilla (I sec. a.C.)

E il Coro di Tebani invoca Zeus perché si accorga che la fede va in rovina: "non andrò più con venerazione a Delfi, l'intangibile ombelico della terra, né al tempio di Abe, né ad Olimpia".

Quando tutto è certo, e gli oracoli si sono compiuti, resta un interrogativo. Tiresia sapeva e ha taciuto per molti anni, Giocasta, la prima a capire, supplica Edipo di non indagare oltre, di non voler sapere; Edipo, che prosegue nella sua indagine fino a conoscere tutto l'orrore, si acceca per non vedere, simbolicamente per non sapere più nulla. Al cognato che gli propone di interrogare ancora gli oracoli, risponde negativamente: "il mio destino, dove andrà, vada pure". Dunque al termine della tragedia la domanda sulla verità diviene questa: è un bene sapere? E vi si aggiungono altre domande: esiste una responsabilità degli uomini? esiste la giustizia divina? è possibile dire un uomo felice?

Si deve alla fama dell'Edipo Re, tante volte imitato, studiato e interpretato, l'idea così diffusa che la sua disperata insensatezza rappresenti tutto il pensiero greco. Si dimentica così che Sofocle l'ha vissuto come una tappa, e che ha chiuso la sua vita riprendendo la storia nell'Edipo a Colono. Nei molti anni intercorsi il poeta e il suo personaggio sono giunti ad una consapevolezza, mutuata dal più giovane poeta Euripide: perché nelle azioni terribili ci sia colpa bisogna che ci sia la coscienza di commetterla. Questo il vecchio mendicante cieco dichiara al Coro di anziani del sobborgo di Atene, moralisti bigotti che vorrebbero respingerlo con orrore per ciò che ha involontariamente commesso; e il loro re Teseo accetta l'idea nuova dell'innocenza del proscritto, e l'accoglie con l'ospitalità libera e cordiale che sempre contraddistingue Atene nelle opere dei suoi figli. 

Ma c'è altro. Gli dèi hanno di nuovo parlato: il luogo in cui Edipo sceglierà di terminare la vita sarà per sempre sacro e protetto. Non è facile per chi ha respinto gli oracoli e la conoscenza che ne deriva riprendere una fiducia, tanto più in una promessa positiva: "ora che non sono più, proprio ora sono un uomo?". Ci vuole un lungo percorso doloroso per arrivare ad accettare di conoscere la parola divina e di credervi: ma quando succede, il vecchio cieco si avvia con sicurezza al luogo in cui dovrà misteriosamente scomparire "come uno straordinario miracolo". 

Il Coro, che ha acquisito anch'esso una nuova maturità, introduce in una preghiera la timida speranza nella giustizia divina: "dopo che tanti dolori sono sopraggiunti anche inutilmente, un dio giusto potrebbe farlo ridiventare grande". E alle figlie di Edipo dà il conforto della certezza che la felicità è possibile: "poiché felicemente ha terminato la vita, care, cessate il lamento".



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.