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LETTURE/ Sinjavskij, il "genio" sta all'inferno

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Rembrandt, Il ritorno del figliol prodigo (1668) (Immagine d'archivio)  Rembrandt, Il ritorno del figliol prodigo (1668) (Immagine d'archivio)

Il cristianesimo, infatti, rivela all'uomo la propria libertà profonda e insopprimibile: "Non si tratta di superare la natura, ma di sostituirla con un'altra natura a noi ignota, che insegna a essere malati, a patire, a morire e libera della servitù del terrore e dell'odio". 

Al Sinjavskij degli Ultimi pensieri apparirà impossibile uscire da questa servitù, dall'inestricabile intreccio delle reciproche offese umane che conduce all'odio: "Cristo ha spezzato l'intreccio dicendo: Amate coloro che vi odiano (e tornerà a vostro vantaggio). Applicandolo alla mia pratica personale sarei portato a dire: sì! Ma non trovo il tempo, né mi bastano le forze". È radicalmente mutato, in effetti, il punto di vista dell'autore, che nel primo aforisma degli Ultimi pensieri annuncia: "Chiedo scusa a tutti: sono morto".

Il tema dell'arte – "proprio ciò per cui ogni cosa fu intrapresa", e che costò allo scrittore la condanna al lager – è quasi del tutto assente, lo osservava lo stesso Sinjavskij nel 1976, nei Pensieri improvvisi. Domina invece – anche in forma polemica, e coi toni dell'invettiva, rivolta in particolare contro Solženicyn – negli Ultimi pensieri ("cosa credete che faccia lo scrittore nella sua letteratura, se non regolare i conti con il prossimo?"; dove diventa difesa, appassionata fino al turpiloquio, del proprio lavoro: "Signori, continuerò nondimeno a provarci! Da molto tempo non m'è rimasto nient'altro di più valido e grande (scusate l'enfasi) di questo lavoro creativo".

Nei Pensieri improvvisi l'unico accenno all'arte è ricondotto al cristianesimo. Sinjavskij-Terz si scaglia contro il genio "pieno di sé", contro il "culto dei geni, iniziato durante il Rinascimento, e il disinteresse della santità, che risplende sempre non della sua, ma della Tua luce, o Signore". Al genio – invenzione rinascimentale – contrappone Cristo: "Il Cristo amò quelli che erano 'nessuno'. Ed Egli stesso non era forse 'Nessuno'? come uomo dotato di personalità Egli è anzi inespressivo (e perciò inesprimibile) e, in ogni modo, tutt'altro che un originale. La frase 'personalità di Gesù Cristo' suona come una bestemmia. La sua è una personalità a rovescio, negativa. Non Lo chiameresti 'un genio'". Il genio sta all'inferno, e corre incessantemente da un angolo all'altro per dimostrare a tutti che è pieno di talento. Quanto a Sinjavskij, lo leggiamo negli Ultimi pensieri, scriveva "sul fondo, morendo e ascendendo verso il cielo".



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