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ARTE/ Santi Quattro Coronati, toccare il cristianesimo

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Volta della Sala Gotica, Chiesa dei Santi Quattro Coronati, Roma (particolare) (Immagine d'archivio)  Volta della Sala Gotica, Chiesa dei Santi Quattro Coronati, Roma (particolare) (Immagine d'archivio)

Una sera d'estate, a un gruppo di  amici che le frequentano per la Compieta cantata (non capita di sentire gli angeli cantare, è un balsamo per l'anima), le monache fanno il regalo di una visita privata. Tutto intorno è notte e ogni passo sulle pietre risuona, come secoli fa. Salendo le scale che portano ai piani alti, alla Torre Maggiore del vecchio palazzo cardinalizio. Le finestrelle ad ogiva schermate lasciano immaginare la visuale e la vita, e le mille storie che si sono avvicendate nel tempo. Una sala grande di mattoni rossi nuda di ornamenti (perché risalti l'essenziale, cioè un crocifisso di legno) conserva la biblioteca, e già le volte, le vetrine sul pavimento con i livelli di scavo inoltrano nel Medioevo. 

La chiave gira nella porta al fondo, suor Fulvia accende le luci, entra, ed è lo splendore dell'arte  e della fede. Alle pareti, brillanti, fresche, conservate da grossolani intonaci celestini che le hanno protette, le pitture parlano con la stessa vividezza di colori. È come recitare un passo del Genesi, come entrare in un canto del Paradiso dantesco. Nella  doppia sala, da una parte la vita dell'uomo, dall'altra il suo destino. Suor Fulvia racconta, con la sapienza e la semplicità certa dei nostri pontefici. È catechismo illustrato, perché era quello lo scopo di tutta l'arte dell'epoca, non solo gloria, non solo sfoggio di bravura e ricchezza: vedi come si squaderna il libro dell'esistenza, vedi come i quinterni sparsi si rilegano insieme, per donare il senso del tutto. I mesi srotolano le ore terrene, le opere dell'uomo su questa terra: gennaio trifronte ha un occhio al passato, al presente e al futuro. È l'origine, e dà il via al ciclo pittorico, ai lavori necessari ai bisogni degli uomini. Sul suo capo si appendono salsicce, si immagazzina, mentre ghiaccioli pendono dagli alberi, al posto dei frutti (il cristianesimo salva la materia, non fugge in un empireo disincarnato). Più a lato si cambia tempo, e spuntano i fiori, si ara, si semina, si raccoglie. Luglio è un sole così grande e centrale da svelare subito il suo carattere simbolico. È il pane eucaristico, quel disco giallo che dal finestrone sulla parete opposta prende luce, diventa cuore del tutto. Poi si va avanti, con la vendemmia, il maiale appeso per farne i salami che nuovamente verranno appesi a gennaio. Dall'alto, su quatto vele laterali, le stagioni, donzelle adorne di fiori e frutti, con eleganza vigilano. Nell'altro spazio del vasto salone si capisce il perché di tutto quella fatica, di quel tran tran. La terra è data all'uomo per il cielo, e sulla terra vigilano i custodi, che sono i santi, modelli di virtù e fustigatori di vizi.



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