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LETTURE/ Il "segreto" del libro che Shimon Peres ha donato a Francesco

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Una storia di amore e di tenebra è l'epopea moderna di un popolo che Oz non racconta mai per schemi o sulla base di un minino comun denominatore. Ogni suo personaggio è un io reale, irripetibile, con luci e ombre, spesso dai riflessi disorientanti: così da brillare laddove ci si aspetterebbe il buio o da rivelare lati oscuri laddove ci si aspetterebbe un racconto coerente e luminoso. È la storia minuta di una realtà complessa e aggrovigliata, che sfugge alla capacità rappresentativa della Cnn, dove tutto è interpretato come scontro tra una ragione e un torto, mentre per Amos Oz il conflitto arabo-israeliano è il conflitto tra due ragioni. Un tema su cui il libro torna a più riprese, come nel dialogo del giovane Oz con un più anziano compagno del Kibbutz in un turno di guardia armata: "Assassini? Ma che ti aspetti da loro? Dal loro punto di vista noi siamo extraterrestri giunti dallo spazio a sparpagliarci sulla loro terra (...) C'è forse da stupirsi se hanno imbracciato le armi contro di noi? E adesso che abbiamo inferto loro una sconfitta schiacciante − e centinaia di migliaia di loro da quel giorno vivono nei campi profughi − ti aspetti forse che condividano la nostra gioia (...)". (p. 554) 

Operare per la pace significa per Oz contribuire a trasformare una guerra di religione e ideologica in una questione pratica. Al limite in una questione prosaica: un'enorme questione di condominio, dove, come si usa dire, "chi ha il buon senso ce lo metta". Con Peres, Oz condivide la necessità che sorgano i due stati di Israele e di Palestina, anche al prezzo della cessione della West Bank (coincidente con la Cisgiordania e i territori occupati nella guerra dei 6 giorni del 1967), spostando il baricentro dello Stato a sud, affidando al "genio ebraico" il compito di "far fiorire nel deserto" del Negev una nuova Silicon Valley israeliana.

L'arte del compromesso Oz l'ha evocata anche a proposito del rapporto uomo donna, e quando la giornalista di turno gli ha chiesto − un po' incredula − se (insomma!) questo compromesso andasse ricercato ogni giorno, lo scrittore le ha a(ma)bilmente risposto che no, non ogni giorno: ogni momento. Chissà che la sua opera di letteratura e di pace non giovi anche alle famiglie infelici di cui sopra.

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