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DON GIUSSANI/ Cristo è "comunità" ma le scelte politiche sono personali

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Julián Carrón (Infophoto)  Julián Carrón (Infophoto)

Proviamo a riascoltare oggi, a sessant’anni esatti di distanza, quale giudizio mosse don Giussani nel suo tentativo tra i giovani e quale fosse per lui il contenuto essenziale da comunicare: «Il fatto che più mi colpiva era che quasi tutti erano battezzati, molti di loro andavano in chiesa ogni domenica, ma nella loro giornata era come se il cristianesimo non avesse alcuno spazio, come se appartenesse a un altro livello dell’esistenza. Un livello che non aveva nulla a che vedere con la vita e tutte le sue urgenze più significative; con la concezione e il sentimento del reale; con la necessità di giudicare, di rendersi ragione di tutto quello che arricchisce e fa diventare l’uomo più umano, e che gli permette di costruire la sua personalità come centro di rapporti. Con tutte queste realtà la fede non c’entrava; quindi in pratica non c’entrava con nulla che fosse di qualche effettivo rilievo nella vita della persona. Come mai - mi domandavo - la fede non è presente in un ambito, come quello giovanile studentesco, nel quale la sensibilità ai valori dovrebbe essere più immediata e chiara? Probabilmente - mi rispondevo - ciò si doveva al fatto che mancava la consapevolezza e il coraggio di annunciare la proposta cristiana ed ecclesiale nella sua specifica sostanza, […] l’essenza del fatto cristiano non costituiva proposta di vita. Dal momento che la maggior parte delle persone (comprese quelle che andavano ancora in chiesa) era ormai psicologicamente e culturalmente lontana dal cristianesimo, ritenevo che si dovesse sfrondare l’annuncio da tutto ciò che poteva avere di contingente e di secondario per farlo emergere invece nella sua essenzialità. Miriamo innanzitutto - dicevo - a ciò che Cristo ci ha portato, e non a quello che altri hanno sovraggiunto; probabilmente il nostro richiamo sarà anche più efficace». E qual è, allora, l’essenza del fatto cristiano? Don Giussani ce lo testimonia fin dall’inizio: «È l’annuncio di Cristo: questo è il centro di tutta la vita dell’uomo e della storia. E questo si vive mettendosi insieme, vivendo una vita di comunità perché Cristo nella storia prosegue dentro il segno della grande comunità che è la Chiesa». Questa consapevolezza gli ha consentito di dare vita a un tentativo che dura tuttora: «Abbiamo cominciato così: parlando di Cristo» e «cercando di affrontare tutti i problemi a partire da un punto di vista cristiano, da quello che ci sembrava essere il punto di vista della parola di Cristo autenticata dalla tradizione e dal magistero ecclesiastico; mettendoci insieme in vista di tale progetto. Dunque niente di élitario né di intellettualistico, ma piuttosto una preoccupazione innanzitutto esistenziale» (pp. 23-24).

Altrettanto prezioso sarà rileggere le pagine nelle quali don Giussani descrive il metodo che da subito cercò di comunicare ai primi studenti che si coinvolsero con lui in un’amicizia che andava aldilà delle ore di lezione nel liceo Berchet di Milano. È lo stesso metodo che cerchiamo di seguire anche oggi - ben coscienti dei nostri limiti e della necessaria correzione -, «spesso sostando, perdendo tempo, sviandosi, attardandosi, tornando, eppure mai seguendo un’altra via».[3] 



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COMMENTI
17/07/2014 - Grazie, don Julian. Grazie infinite! (Luigi PATRINI)

Grazie, don Julián. Grazie per averci richiamato tante volte in questi ultimi anni ad un insegnamento per me indimenticabile di don Giussani: CL è un ambito di educazione alla fede e la scelta politica è una responsabilità della persona, di ciascuna persona. Credo che questo sia un aspetto decisivo di ogni vera esperienza cristiana. Sono di CL da 52 anni, ho conosciuto personalmente don Giussani, che ha concelebrato anche il mio matrimonio con Mariangela. Mi è sempre piaciuto quanto Giussani scrisse a Giovanni Paolo II: non ho mai inteso fondare qualcosa di nuovo, ma proporre la possibilità di un'esperienza che ci faccia incontrare l'unica Chiesa di Cristo. Grazie, Carrón, che continui a richiamarci alla bellezza decisiva dell'esperienza cristiana: il fatto che l'io si scopre e cresce solo nel rapporto con Cristo e con la Sua Chiesa. L'unica Chiesa di Cristo; l'unica che esalta all'inverosimile la singolarità, l'unicità e l'irripetibilità di ciascuno che La segua, innamorandosene sempre più!