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DON GIUSSANI/ Cristo è "comunità" ma le scelte politiche sono personali

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Julián Carrón (Infophoto)  Julián Carrón (Infophoto)

Da sessant’anni mai seguendo un’altra via. E qual è per don Giussani la condizione per rimanere su questa via, quale il metodo della sua proposta educativa? «I ragazzi di gs erano sollecitati a puntare sull’esperienza come sul luogo dove può essere adeguatamente verificata la validità dei criteri che la persona si vede proporre da chi incontra e dall’ambiente che la circonda. Il luogo di tale verifica - noi affermiamo - non è infatti la dialettica quanto l’esperienza. Mi sembra che questo modo di procedere si possa ultimamente ricollegare alla definizione di verità che è propria di san Tommaso d’Aquino: la verità come adaequatio rei et intellectus, ossia come corrispondenza di quanto viene proposto (sia esso un evento o un’affermazione) con la propria vita, con la coscienza di sé in quanto implica esigenze ed evidenze originarie. Da ciò deriva la priorità del fatto, di cui l’uomo è costituito, rispetto a ogni possibile a priori teorico elaborato dal pensiero umano». Per lui, «il vero a priori, da cui partire per valutare se stessi e il mondo cristiano circostante, è il fatto della propria natura percepita in actu exercito (come esistente in azione)». Per questo don Giussani ricorda a Ronza che «in quegli anni dicevamo sempre che la proposta cristiana non bara perché si affida tutta quanta a un giudizio che nasce dal confronto fra essa e le evidenze originarie, nonché le strutture di bisogno in tutti i sensi che sono nell’uomo. Ma è anche vero che la proposta cristiana esige che pure l’interlocutore non bari. Questi deve prenderla sul serio, paragonandola con tutta la propria vita e le proprie esigenze naturali. Una delle formule che usavo molto allora era questa: “Se, diventando adulti, non volete alienarvi e diventare schiavi di coloro che hanno il potere, dovete abituarvi subito a paragonare alla vostra esperienza ogni cosa che io vi dirò, ma anche ogni cosa che altri vi diranno”. E spiegavo poi che per esperienza elementare intendevo la consapevolezza di quell’insieme di esigenze e di evidenze originarie di cui sono costituiti l’animo e il cuore dell’uomo» (pp. 31-32).

Siamo rimessi davanti a un uomo che non si è sottratto al rapporto con la realtà, anche quando essa assumeva un volto problematico e drammatico, sostenuto da un’unica certezza: «L’inizio è una presenza che s’impone. L’inizio è la provocazione di una promessa alla nostra vita da seguire, è partecipare a una esperienza viva che si vede davanti a sé».[4] Chi sarà disponibile a seguirlo, chi cioè vorrà rifare un tratto di strada con don Giussani attraverso le pagine di questo libro, con il desiderio di rivivere l’esperienza che lui ha vissuto, vedrà una volta di più che quello di don Giussani è un cammino storico lungo il quale ha dovuto affrontare le nostre stesse sfide e urgenze, sempre con gli occhi puntati sull’essenziale, fino a scoprire la portata della fede nella sua vita: «Solo Cristo si prende tutto a cuore della mia umanità. È lo stupore di Dionigi l’Areopagita (V secolo): “Chi ci potrà mai parlare dell’amore all’uomo proprio di Cristo, traboccante di pace?”. Mi ripeto queste parole da più di cinquant’anni!» (Roma, 30 maggio 1998).[5] 



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COMMENTI
17/07/2014 - Grazie, don Julian. Grazie infinite! (Luigi PATRINI)

Grazie, don Julián. Grazie per averci richiamato tante volte in questi ultimi anni ad un insegnamento per me indimenticabile di don Giussani: CL è un ambito di educazione alla fede e la scelta politica è una responsabilità della persona, di ciascuna persona. Credo che questo sia un aspetto decisivo di ogni vera esperienza cristiana. Sono di CL da 52 anni, ho conosciuto personalmente don Giussani, che ha concelebrato anche il mio matrimonio con Mariangela. Mi è sempre piaciuto quanto Giussani scrisse a Giovanni Paolo II: non ho mai inteso fondare qualcosa di nuovo, ma proporre la possibilità di un'esperienza che ci faccia incontrare l'unica Chiesa di Cristo. Grazie, Carrón, che continui a richiamarci alla bellezza decisiva dell'esperienza cristiana: il fatto che l'io si scopre e cresce solo nel rapporto con Cristo e con la Sua Chiesa. L'unica Chiesa di Cristo; l'unica che esalta all'inverosimile la singolarità, l'unicità e l'irripetibilità di ciascuno che La segua, innamorandosene sempre più!