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NADINE GODIMER/ Così l'amica di Mandela seppe conquistare l'occidente

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Nadine Gordimer (1923-2014) (Infophoto)  Nadine Gordimer (1923-2014) (Infophoto)

Al centro di tutto è sempre unengagement coltivato con convinzione, da cui la scrittrice, in un sussulto di eleganza borghese, fingeva soltanto di prendere le distanze ("sono una scrittrice, se non fossi nata in Sudafrica non avrei mai scritto di politica"). E che, fedele allo spirito dei veri "intellettuali organici" della sua generazione, non abbandonerà mai, neppure quando l'ascesa al potere e il mutamento dei tempi riveleranno i limiti del progetto e degli uomini del nuovo Sudafrica. 

Così, quando alcuni tra gli scrittori bianchi che si erano schierati con lei contro l'apartheid (tra cui André Brink e J.M. Coetzee, premiato anche lui Nobel per la letteratura nel 2003) sceglieranno di dichiarare il loro dissenso dal nuovo regime e di denunciarne le ingiustizie e le contraddizioni (e, con esse, la irriducibile relatività di ogni ideale e causa politica), Nadine Gordimer rimarrà fedele alla parte che si era scelta, confermando in ogni occasione il suo sostegno immutato per l'African National Congress e per la causa per cui aveva combattuto.



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