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LETTURE/ Renzi, com'è difficile uscire dall'ombra di Berlinguer...

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La marcia dei 40mila quadri Fiat, 14 ottobre 1980 (Immagine d'archivio)  La marcia dei 40mila quadri Fiat, 14 ottobre 1980 (Immagine d'archivio)

Ma, fa notare l'Autrice, alla fine Berlinguer, interpellato sulle cause politiche della questione morale, risponde: "...la causa prima e decisiva: la discriminazione contro di noi". La risposta condensa il massimo del moralismo e del politicismo. Il "carismatico segretario" non è neppure lontanamente sfiorato dal dubbio che l'onnipervasività dei partiti sia dovuta ad un assetto istituzionale e costituzionale che ha permesso loro di diventare padroni dello Stato e di pezzi decisivi della società civile, così che solo una ridefinizione di quegli assetti può aprire la strada ad un'etica pubblica rinnovata. È certamente molto comunista pensare che il Pci soltanto può essere il salvator mundi. C'è dietro tutto il pensiero della Terza internazionale, soprattutto quello del VII Congresso dell'Internazionale comunista: il crollismo e la funzione soteriologica dei partiti comunisti. Ma, soprattutto, è evidente la convinzione di essere antropologicamente ed eticamente superiori al resto del Paese. Convinzione che animerà sia l'antipolitica sia l'antiberlusconismo.

Quelle sopra analizzate non sono le uniche categorie teorico-politiche che Claudia Mancina passa al vaglio more geometrico. Le altre sono eurocomunismo, comunismo democratico, socialdemocrazia, austerità, consumismo... benché sia evidente che esse sono solo facce dello stesso prisma ideologico.

Ai lettori il piacere e le sorprese della lettura. Ciò che conta è che queste categorie hanno comandato le scelte politiche fondamentali del quindicennio berlingueriano: l'unità nazionale, la "svolta di Salerno", il rifiuto della socialdemocrazia, la rottura frenata, politica, ma non culturale, con l'Urss, il violento attacco a Crax, eccetera.

Ciò che rende politicamente attuale il libro è l'affermazione documentata che quelle categorie hanno continuato a comandare tutto il periodo del post-comunismo fino a Renzi, rendendone il cammino accidentato e, alla fine, inconcludente. "Avendo costruito un'identità post-comunista che non era altro che quella comunista, il partito dalemiano si ritrova con gli stessi problemi di legittimazione del vecchio Pci". A giudizio di Claudia Mancina, si deve registrare il paradosso per il quale D'Alema, spesso critico di Berlinguer − post mortem, si intende − è il dirigente più continuista; mentre Veltroni, che oggi rilancia la nostalgia per Berlinguer, è quello che ha tentato la cesura più profonda con il berliguerismo.

Scherzi e nemesi della storia. Si deve anche osservare che il saggio non nomina mai Renzi per nome e cognome. Riserva mentale? O semplicemente è stato scritto prima dell'ascesa al governo di Renzi?



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