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LETTURE/ Renzi, com'è difficile uscire dall'ombra di Berlinguer...

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La marcia dei 40mila quadri Fiat, 14 ottobre 1980 (Immagine d'archivio)  La marcia dei 40mila quadri Fiat, 14 ottobre 1980 (Immagine d'archivio)

Berlinguer in questione è il titolo del libro, pubblicato dalla Laterza, che Claudia Mancina dedica alla riflessione su Enrico Berlinguer. 

Claudia Mancina è una filosofa dell'etica, della politica, della famiglia, della religione, del femminismo, che ha fatto parte degli organismi dirigenti del partito e della sua rappresentanza parlamentare. Enrico Berlinguer è tornato "di moda": Veltroni ha costruito attorno alla sua figura un "docufilm" grondante nostalgia e Casaleggio ha innalzato un elogio a Berlinguer in Piazza San Giovanni, contrapponendolo provocatoriamente all'attuale gruppo dirigente del Pd. Il libro, invece, è uno sguardo rigoroso, rispettoso, ma intellettualmente spietato sulla vicenda berlingueriana, traguardata da un prisma socio-liberal. Consta di cinque capitoli e una conclusione, che ripercorrono gli snodi della cultura politica e della linea politica di Enrico Berlinguer, dalla teoria del compromesso storico, del 1973, alla gestione del governo di unità nazionale tra il 1976 e il '79,  alla "ritirata" sulla trincea dell'alternativa democratica, nel dicembre 1980, e della diversità, nel 1981, fino all'esito di uno scontro frontale con Bettino Craxi. 

La storia degli eventi, appena accennata, serve qui come impalcatura di una riflessione teorico-politica, la cui attualità politica consiste in un giudizio "sulla contraddittoria esperienza del post-comunismo". Secondo l'autrice il troppo lungo congedo dal comunismo si deve alla lunga ombra di Enrico Berlinguer. Giobbe dice che l'uomo fugge dalla storia "velut umbra". Dipende tuttavia da quanto sia lunga. La tesi di fondo di Claudia Mancina è che la cultura politica di Enrico Berlinguer è rimasta irreversibilmente prigioniera delle categorie del comunismo, nonostante l'elaborazione del "comunismo democratico" e dell'"eurocomunismo" e il "distacco" dal campo del socialismo reale. 

La prima categoria che Claudia Mancina sottopone alla cura del "rasoio di Occam" è quella di "democrazia". La "strana idea di democrazia" di Berlinguer, quale viene ricavata dai tre articoli di Rinascita, la rivista culturale del Pci, scritti tra il settembre e l'ottobre 1973, nei quali egli lancia la proposta del compromesso storico è la seguente: non si può governare con il 51%. Si domanda retoricamente la Mancina: "Che significa affermare il valore universale della democrazia e del pluralismo politico, se poi si pensa che la maggioranza elettorale non basti per governare?". Significa non soltanto un cupo pessimismo circa le prospettive della situazione politica di quegli anni, ma soprattutto il mancato raggiungimento del traguardo culturale e politico della normale democrazia liberale, fondata sull'alternanza dei partiti al governo, una volta che abbiano raggiunto la maggioranza, che, d'altronde, è quasi sempre e dovunque inferiore al 51%. 

Il guaio è che per accettare la democrazia liberale il Pci avrebbe dovuto cessare di essere una forza comunista, legata al campo sovietico, cioè extra-sistema. L'irriducibilità del Pci alla "fisiologica vita democratica" portava alla teorizzazione dell'impossibilità della democrazia maggioritaria. Berlinguer tentava di uscire dalla strettoia attribuendo la propria debolezza democratica alla debolezza della democrazia del Paese. Nella riproposizione di questo circolo, Berlinguer non faceva che riprendere l'idea togliattiana di "democrazia progressiva". 



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