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STORIA/ 70 anni dopo Bretton Woods, la tentazione del Serpente

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Il meccanismo prevedeva che i singoli paesi si impegnassero a convertire la propria valuta in dollari ad un prezzo fisso, riservandosi il diritto (minaccia) di convertire i dollari in oro al prezzo concordato. Ad ogni modo, la minaccia non fu sufficiente e ragioni politiche, unite a rigidità interne, decretarono il fallimento del meccanismo che entrò in vigore solo alla fine del 1958. 

Negli anni 60 aumentò il costo di produzione dell'oro e il dollaro si deprezzò e i dollari provenienti dal deficit dei pagamenti divennero fonte di liquidità internazionale: la Federal Reserve avrebbe dovuto accrescere le sue riserve auree in misura proporzionale all'emissione di dollari, ma il cambio, essendo anacronistico, divenne insufficiente a remunerare la produzione. L'aumento della spesa pubblica statunitense, anche per finanziare la guerra in Vietnam e il crescente indebitamento fecero aumentare le richieste di convertibilità del dollaro in oro. Di fatto, il 15 agosto del 1971, il presidente Richard Nixon dichiarò la sospensione della convertibilità del dollaro in oro. Alla fine degli accordi si giunse nel dicembre del 1971 con lo Smithsonian Agreement che comportò la svalutazione del dollaro e il ritorno a cambi fluttuanti. La fine degli accordi di Bretton Woods non significò lo smantellamento delle istituzioni che quegli accordi avevano sancito e, sebbene con compiti diversi, il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Centrale sopravvissero, mentre il General Agreement on Tariff and Trade (Gatt) nel 1995 venne sostituito con il World Trade Organization (Wto).

Molta acqua è passata sotto i ponti da allora ad oggi e l'istituzione della moneta unica europea ha di fatto modificato lo scenario economico e monetario internazionale. La crisi finanziaria ed economica registrata dal 2007 ad oggi e l'emergere di nuove economie (Brics) hanno spinto alcuni esperti e operatori economici a proporre la convocazione di un grande summit, una sorta di nuova Bretton Woods per ridiscutere le regole del gioco economico a livello globale. In tal caso, credo sia opportuno avere un'idea chiara sull'oggetto e sul metodo dei lavori.

Qualora il tema fosse riequilibrare il peso delle economie tradizionalmente avanzate con quello delle economie dei paesi emergenti, registriamo un significativo passo avanti con gli accordi di Fortaleza dello scorso 16 luglio e la costituzione della cosiddetta banca Brics, articolata nella New Development Bank (Ndb) e in un Fondo di riserva monetario denominato Contingent Reserve Arrangement (Cra – Accordo sui Fondi di Riserva). La banca avrà sede a Shangai e sarà operativa dal prossimo anno, avrà un presidente dei governatori russo, un presidente del consiglio di amministrazione brasiliano, mentre il presidente della banca sarà indiano. Alla nuova banca potranno aderire anche altri paesi delle Nazioni Unite, sebbene la quota dei Brics non potrà scendere sotto il 55%. 

Lo scopo dichiarato è di "rafforzare, sulla base di sani principi bancari, la cooperazione tra i Paesi Brics, integrare gli sforzi delle istituzioni finanziarie multilaterali e regionali per lo sviluppo globale, contribuendo a conseguire l'obiettivo di una crescita forte, sostenibile ed equilibrata". 



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