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STORIA/ 70 anni dopo Bretton Woods, la tentazione del Serpente

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In pratica, come registrato da alcuni commentatori (non molti sinceramente, cfr. Tino Oldani, "Putin e i Paesi Brics fondano una Banca che sotterra Bretton Woods e rivoluziona la governance mondiale. Sui giornaloni, neppure una riga", Italia Oggi, 18 luglio 2014), si tratta della nascita di una nuova Banca mondiale e del superamento della logica di Bretton Woods, che vedeva gli Stati Uniti e il dollaro al centro del sistema globale, dotata di ampie riserve, che si pone come alternativa al Fmi e alla Banca Mondiale, e crea le premesse di una nuova architettura e governance finanziaria globale, "dove gli Stati Uniti non potranno più fare il bello e il cattivo tempo".

Diverso il discorso se per "nuova Bretton Woods" intendiamo l'operazione ingegneristica di government, tesa a pretendere di voler ridisegnare a tavolino "l'architettura del nuovo capitalismo", un'autorità politica ed economica globale, questa volta immune dai limiti e dalle imperfezioni che hanno sancito la crisi dell'attuale sistema. Per procedere in questa direzione, in primo luogo, bisognerebbe condividere il giudizio sul capitalismo e sulle ragioni della crisi e, ad oggi, non mi sembra che ci sia una simile comunanza di vedute, ma soprattutto dovremmo essere d'accordo sull'ipotesi che l'attuale crisi stia aprendo ad un nuovo modello economico che prescinda dal libero mercato globale, ovvero se non stia, più realisticamente, correggendone le storture, per consentire alle istituzioni di funzionare meglio.

Ammesso e non concesso che abbiano ragione coloro i quali sostengono che la gravità dell'attuale crisi necessiti di una rivoluzione paradigmatica e non soltanto di profonde riforme, al momento, credo che nessuno possieda gli strumenti analitici, la conoscenza e la sufficiente prospettiva storica per prevedere quale sia, da un punto di vista sistemico, l'esito dell'attuale crisi. Nel 1944 a Bretton Woods era fisicamente e culturalmente crollato un mondo, era definitivamente fallita un'idea di nazione, c'erano dei vincitori e dei vinti, l'oggetto del "sinodo" era chiaro a tutti ed anche l'individuazione del metodo dei lavori appariva ragionevolmente condiviso. 

Dunque, una cosa è operare per istituzionalizzare la poliarchia e riequilibrare posizioni di dominio anacronistiche, altro è proclamare la sentenza di morte della "mano invisibile". Alcuni sostengono che l'attuale crisi dimostrerebbe che abbiamo sempre più bisogno di una "mano visibile" e che una nuova Bretton Woods dovrebbe orientare gli Stati in questa direzione. È evidente che è entrata in crisi una certa interpretazione anarcoide del mercato ed è giusto evidenziarne i limiti teorici. Ad ogni modo, sappiamo che l'espediente della "mano invisibile" è stato elaborato da Smith "non tanto e non solo" per consolidare teoricamente il laissez faire, quanto per evidenziare "anche e soprattutto" un dato epistemologico da sempre conosciuto dagli studiosi delle scienze sociali: il problema delle conseguenze inintenzionali delle azioni intenzionali. Una nuova Bretton Woods, alla luce della teoria della "mano invisibile", dovrebbe tenere conto in primo luogo delle conseguenze non intenzionali dei piani posti in essere dal "grande architetto" di turno.



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