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1914-2014/ 28 luglio, la guerra totale dell'uomo-macchina

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Dresda dopo i bombardamenti alleati del 13-15 febbraio 1945 (Immagine d'archivio)  Dresda dopo i bombardamenti alleati del 13-15 febbraio 1945 (Immagine d'archivio)

Il 28 luglio 1914 non è solo la data della dichiarazione di guerra dell'Austria-Ungheria alla Serbia e, dunque, dell'inizio della prima guerra mondiale, ma quella di avvio delle "mobilitazioni" generali delle potenze europee, concetto che, proprio a partire dalla Grande Guerra, non sarà più solo militare. 

Di per sé, il concetto di mobilitazione corrisponde a una prassi che si riscontra parallelamente alla storia di quasi tutte le guerre, sin dall'antichità e che indica il coinvolgimento di tutta una nazione (città stato o popolo-nazione) nelle iniziative e opere di difesa. Ciò era particolarmente evidente quando una comunità o più comunità legate tra loro erano minacciate nella loro stessa esistenza, come avvenne, per esempio, nelle guerre greco-persiane o in quelle puniche, che videro la partecipazione attiva di tutta la popolazione civile, finanche dei suoi strati più emarginati, se è vero, come racconta Livio, che, dopo la catastrofe di Canne, i romani arrivarono ad arruolare anche gli schiavi, mentre tutta la popolazione incapace di portare le armi cooperava nella costruzione o nel rafforzamento delle difese della città.

Successivamente, con la nascita delle prime forme antiche di stato-impero ad ampia estensione territoriale, furono gli eserciti permanenti a gestire lo stato di guerra, mentre il grosso della popolazione, quando non si trovasse sulla linea di scontro militare, rimaneva sostanzialmente ai margini, venendo al più toccato dagli aspetti finanziari (aumento delle tasse, raccolta di viveri e mezzi).

L'epoca moderna conosce forme di guerra che coinvolgono non solo, come ovvio, lo strumento militare e quello finanziario, ma anche l'uso della propaganda, come nel caso del conflitto tra Regno di Inghilterra e Spagna sotto Filippo II, che vide, non a caso, la nascita della cosiddetta "leggenda nera" sulla Spagna cattolica.

Una prima svolta radicale avviene con le guerre napoleoniche, presentate come esportazione della rivoluzione e cioè con una copertura ideologica secondo un modello che, in seguito accompagna, per esempio, le guerre di indipendenza italiane. La popolazione, peraltro, ancora una volta, quando non fosse residente direttamente sul teatro di guerra, era coinvolta principalmente sul piano della coscrizione obbligatoria e dell'esazione fiscale.

È la prima guerra mondiale a segnare, invece, una vera e propria rivoluzione nel concetto e nella prassi della "mobilitazione", che non è più solo "generale", ma realmente "totale". Il senso più immediato e ovvio di questo nuovo concetto può essere ritrovato nella cosiddetta "Dottrina Ludendorff": gli uomini validi in trincea, il resto nella popolazione nelle fabbriche, nei campi, nell'assistenza ospedaliera, nei servizi pubblici. Si tratta del tentativo di far coincidere mobilitazione militare e civile, qualcosa che, peraltro, richiede ormai molto più della semplice e sola partecipazione agli sforzi materiali della nazione. 



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