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LETTURE/ Quando il "rifiuto" da scartare diventa la persona

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Rifiuti (Infophoto)  Rifiuti (Infophoto)

E sono diventati nostri compagni di vita, i sacchetti della spazzatura. È più normale uscire di casa con lo scatolone o con il bianco sacco della spesa riusato per metterci le bottiglie da buttare, che uscire con il cane!

Sono un amico, una convenzione, una consuetudine, una nostra appendice mentale, tanto che ci sembrano normali!

Cinquant’anni fa erano pochi, ma presenti: arrivava lo « spazzino » e suonava la tromba all’ingresso del condominio; allora si usciva e si metteva fuori « il secchio »; lo spazzino col suo grosso sacco sulle spalle, simile allo spazzacamino di Mary Poppins, saliva le scale (l’ascensore era ancora una rarità) e svuotava i secchi, rivestiti da uno strato di carta di giornale; poi passava al condominio seguente. Un secchio al giorno per famiglia; oggi sacchetti e scatoloni tutte le mattine fuori di ogni casa, ogni condominio, ogni negozio per i quali non basta più lo spazzino, ma i camion, quelli che arraffano con le mostruose pinze metalliche gli enormi cassonetti (altro nome ormai diventato familiare) e li digeriscono a centinaia.

Dal nulla.

Dal nulla è nata la spazzatura, l’immondizia, la « monnezza ». Abbiamo inventato noi i rifiuti, lo «scarto ». La nostra generazione ha moltiplicato quello che avevano fatto mamma e papà, e che i nonni non conoscevano: inventare un prodotto prima ignoto. Il rifiuto”.




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